Bonaccini e Borgonzoni si stringono la mano a Cartabianca (Foto LaPresse)
Bonaccini e Borgonzoni si stringono la mano a Cartabianca (Foto LaPresse)

Bologna, 19 novembre 2019 – Stefano Bonaccini lo invocava da tempo, Lucia Borgonzoni ha deciso di prestarsi. Così, eccolo qua: il confronto tv tra i due candidati alla presidenza della Regione Emilia Romagna va in scena nel salotto di Rai 3, a Carta Bianca. Un testa a testa acceso come i sondaggi svelati in coda. L'arbitro è Bianca Berlinguer, che prima di dare inizio alle ostilità pretende la stretta di mano di rito. Poi si parte.

"Non ci saranno né Salvini, né Di Maio, né Zingaretti dopo il voto, perché si va alle urne per dare un futuro all'Emilia Romagna", esordisce lui accollandosi il ruolo di frontman. Attacca: "Io non ho bisogno di balie, i leader nazionali sono benvenuti solo se vengono a portare soluzioni per la regione". "E' ovvio che la discussione si ripercuota anche a livello nazionale", replica lei citando la manovra e le tasse, come la plastic tax, che appaiono all'orizzonte. "Bonaccini, che lo voglia o no, rappresenta il Pd - prosegue -, io non mi vergogno di fare la campagna con Salvini e la Meloni".

Il vento di destra che spira per l'Europa non spaventa l'uomo di Campogalliano: "Pochi mesi fa alle Amministrative abbiamo vinto nell'80% dei Comuni". L'avversaria ci crede comunque: "La regione funziona a 6 e potrebbe farlo a 10, serve il cambiamento perché se si governa tanto a lungo ci si adagia". Crescita, export, occupazione femminile: Bonaccini non abbassa la guardia e rivendica i primati. "Siamo la locomotiva d'Italia", gonfia il petto. 

E' qui che la Borgonzoni tira fuori la carta dell'attualità. Attualità che dalle parti della via Emilia è drammatica e fa rima con maltempo: "Sarebbe bello se gli interventi servissero a evitare che gli argini si rompano sempre nello stesso punto". Il presidente in carica non ci sta: “Io ero insieme agli sfollati, dica che il vostro governo ci ha dato un terzo di quanto avevamo chiesto". Lei non molla: “Era la prima di tre tranches, i soldi sono di più”. E lui: “Lei non sa i numeri, domani diffonderemo quelli reali, nessuno mi potrà smentire”.

Un botta e risposta serrato che la conduttrice spezza con una domanda diretta alla salviniana: "Qual è il suo progetto politico?". "Sanità, burocrazia e tasse", i settori su cui la candidata del centro-destra intende incidere. La risposta non soddisfa: "L'Emilia Romagna è una terra di eccellenze, lei cos'è che contesta?". "Le agende chiuse, i tempi lunghi per le operazioni e per le visite specialistiche, per questo noi vogliamo tenere aperti gli ospedali", spiega la senatrice leghista. Bonaccini non ci sta: "Se si tratta di liste d'attesa, siamo primi in Italia; poi, certo, si può sempre migliorare". "Si possono usare trucchetti per abbellire i dati". "Trucchetti lo dica a qualcun altro". La tensione in studio si alza. 

Così, si passa al tema dell'immigrazione. "Faremo un grande piano di alloggi popolari, perchè il problema è dare risposte a chi ha bisogno", annuncia il presidente uscente, che precisa: "Comunque il 71% delle case va agli italiani". Per "Lucia", come la chiama Bonaccini con un vezzo galante, non basta: "Bisogna alzare il requisito della residenza, 3 anni sono pochi". 

I tempi sono maturi per andare al sodo. Bianca Berlinguer sventola i sondaggi dell'Istituto Ixé. La variabile 5 Stelle, indecisi se presentarsi o meno, non altera il senso di un sostanziale testa a testa. "Too close to call" (troppo vicini per pronunciarsi), direbbero gli esperti. Ad ogni modo, il centrodestra è in vantaggio (33,1% con il M5S sulle schede elettorali, 34% senza); segue il centrosinistra (31,6% con i pentastellati in gioco, 33,7% senza). Briciole per le altre compagini, mentre il partito dei dubbiosi, che va dal 20,9% al 24,7%, avrà voce in capitolo. Eccome. La bilancia ribalta la pendenza quando si tratta della fiducia nei candidati, perché Bonaccini conquista il 68% degli intervistati, la Borgonzoni solo il 45%. La partita, insomma, è tutta da giocare quando mancano due mesi alle elezioni del 26 gennaio 2020

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Sullo sfondo, ma mica poi tanto, ci sono le 'Sardine'. Cioè quelle migliaia di persone che, cominciando da Bologna e proseguendo a Modena, hanno riempito le piazze principali di una terra tradizionalmente rossa per dire no al Capitano. “L'Emilia Romagna non si Lega”, hanno scandito in coro negli ultimi giorni. “Faremo cadere un altro muro di Berlino”, rispondono dal centrodestra. Dovevano essere 'banali' elezioni regionali, sono diventate una battaglia decisiva per il futuro dell'Italia.

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