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16 set 2019

Elezioni regionali Emilia Romagna 2019, data. Si pensa a gennaio

Il Pd non molla Bonaccini. In cambio sì a un nome M5s in Calabria

16 set 2019
paolo rosato
Bologna - 15/06/2017 - Stefano Bonaccini presidente della regione Emilia Romagna (Roberto Serra / Iguana Press)
Elezioni regionali Emilia Romagna 2019, data in forse (foto Serra)
Bologna - 15/06/2017 - Stefano Bonaccini presidente della regione Emilia Romagna (Roberto Serra / Iguana Press)
Elezioni regionali Emilia Romagna 2019, data in forse (foto Serra)

Bologna, 16 settembre 2019 - Per meglio organizzare la difesa della linea del Piave, il governatore dem Stefano Bonaccini potrebbe decidere alla fine di portare tutti alle urne a gennaio . Sono queste le ultime indicazioni che filtrano da viale Aldo Moro, sede bolognese della Regione Emilia-Romagna. Il grande rebus dovrebbe essere sciolto da Bonaccini domani, al più tardi mercoledì. Un ragionamento lungo, quello sulla data del voto, anche perché l’ Emilia-Romagna è cruciale: se vince il Pd il fortino anche nazionale resiste, se vince la Lega partono rivoluzione e crisi di governo. Le considerazioni sul da farsi da parte del Pd , nelle ultime settimane, si sono intrecciate con i colpi di scena nazionali. Che fosse più semplice andare a votare a gennaio è stato chiaro fino alla caduta del governo Lega-Cinque Stelle. Ci sarebbe, peraltro, un bilancio regionale da portare a casa. Ma con il governo giallo-rosso gli scenari e gli arrovellamenti sono cambiati: sfruttare novembre è stata per giorni la grande tentazione, per approfittare di una Lega frastornata.

Adesso però l’ipotesi dell’alleanza con il M5s anche in Emilia-Romagna sta portando il Pd e Bonaccini a nuove considerazioni . Andare a novembre darebbe meno margini per la trattativa. Andare a gennaio consentirebbe invece un ventaglio più ampio di scelte e ovviamente di avere più tempo per affinare la complessa intesa con i grillini. Ecco quindi che l’ipotesi del voto a gennaio è tornata negli ultimi giorni prepotentemente in vantaggio.

Eppure, a guardare quanto accaduto in questi cinque anni, pare impossibile che l’M5s possa convergere sull’avversario più criticato, Bonaccini. Il nome messo dal Pd sul piatto però è il suo, una riconferma mai messa in discussione e caldeggiata da più parti. Non sarà però per niente semplice costruire un percorso insieme su un nome così inviso all’elettorato grillino. Lo schema , si sussurra tra i corridoi di viale Aldo Moro, in ogni caso potrebbe essere questo: un sì all’alleanza giallo-rossa su base regionale con candidato grillino in Calabria , un candidato civico in Umbria e uno Pd in Emilia Romagna .

Un Patto di ferro per respingere la Lega e Matteo Salvini, forte nei sondaggi da Piacenza a Rimini, che per far saltare il banco ha schierato Lucia Borgonzoni, senatrice bolognese ed ex sottosegretaria alla Cultura. Una candidatura forte, che però formalmente non ha ancora avuto la benedizione finale di tutto il centrodestra. Fratelli d’Italia ha chiesto tre giorni fa a Galeazzo Bignami , deputato e mister preferenza a Bologna alle passate regionali (quasi 10mila voti, era in Forza Italia) di scendere in campo.Mentre Forza Italia nicchia, dichiarando di voler fare un nome anche lei. La mossa della Meloni sta però probabilmente dentro ragionamenti più ampi, la sensazione è che presto il centrodestra dovrà fare quadrato (sulla Borgonzoni, che la candidatura toccasse alla Lega è stato deciso da mesi) per organizzare la battaglia contro l’intesa, possibile, tra Pd e Cinque Stelle.

AGGIORNAMENTO Si vota il 26 gennaio 2020

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