Vincenzo Colla (a destra) con il segretario della Cgil Maurizio Landini (Imagoeconomica)
Vincenzo Colla (a destra) con il segretario della Cgil Maurizio Landini (Imagoeconomica)

Bologna, 7 febbraio 2020 - "Ambiente, precarietà e piccoli centri". Vincenzo Colla, neo-assessore regionale al Lavoro, elenca le sue priorità. E dopo una vita da sindacalista parla già da politico navigato: "Bonaccini ha ragione, dobbiamo andare in quei territori da cui ci arriva un messaggio di abbandono, metterci la faccia in prima persona". La scelta di Colla – l’ex segretario regionale della Cgil è il primo nome ufficiale della prossima giunta – è stata salutata con soddisfazione da più parti. "Bel colpo. Avanti così", ha twittato il sindaco Virginio Merola. "Un’ottima scelta", per il presidente di Ima, Alberto Vacchi. "Un profilo esperto e competente", l’apprezzamento del deputato prodiano Serse Soverini.

Colla, quando ha saputo della nomina?

"Pochissimi giorni fa. Quello del presidente Bonaccini è stato un vero blitz e lo ringrazio della fiducia".

Si occuperà di Sviluppo e Lavoro.

"Non so ancora le deleghe nel dettaglio, ma l’importante è avere condiviso con il presidente un progetto che metta al centro il tema del lavoro come l’idea democratica più importante da cui partire".

I l primo provvedimento sarà scrivere il nuovo Patto per il Lavoro: quali saranno le priorità?

"Intanto confermando il metodo. Io l’ho firmato dall’altra parte del tavolo e ho apprezzato molto l’idea della mediazione non come tradimento, ma come la capacità di riconoscersi, rispettarsi e prendersi ognuno le proprie responsabilità. Nel concreto, credo che il primo tema riguarderà l’ambiente e lo sviluppo sostenibile: non è più rinviabile, ci sono sfide urgenti e dobbiamo fare in modo che creino occupazione e risposta sociale, anche se modificheranno per sempre le filiere produttive a cui siamo abituati".

Un’altra emergenza è la precarietà. Come la si combatte?

"La bolla del lavoro povero rischia di allargarsi, portando con sé la conseguenza di lavoratori che si scontrano tra di loro, invece di unirsi. Questa bolla scavalca la rappresentanza, è piena di una rabbia che si scarica e non riconosce le istituzioni e minaccia la coesione democratica: ecco, credo che dobbiamo sgonfiarla, parlando, facendo azioni nette".

Come sarà il suo rapporto col privato?

"Personalmente credo che rafforzare le filiere del pubblico aiuti anche il privato, perché quest’ultimo sarebbe più debole con istituzioni deboli. Dunque, la mia visione è quella di riscoprire un’idea di pubblico che sappia riconoscere un privato serio, basandosi sui criteri di legalità, comunità e dignità del lavoro".

Dal voto esce una Regione spaccata in due: a sinistra i centri abitati, a destra la collina e i piccoli paesi. Perché, secondo lei?

"È vero, è come se dalle montagne guardassero le città con lo stato d’animo di chi si sente abbandonato. Non possiamo fare finta di niente e su questo sono d’accordo con Bonaccini: andiamo lì, mettiamo la faccia, ascoltiamo i problemi di queste persone e invertiamo questo nastro. Non c’è altra strada".

Che contributo pensa di portare in questa nuova avventura politica?

"Innanzitutto, vista la mia esperienza, quello di rilanciare un messaggio fondamentale: ovvero, l’importanza delle relazioni con i corpi intermedi, imprenditoriali e sociali, come motore di dialogo e sviluppo. E poi, il voto è finito: a prescindere dai colori politici di ciascuno, prometto e mi aspetto lealtà e trasparenza nei rapporti con chi ha responsabilità".