TUTTO è cominciato in un garage a Osteria Grande. «Piccolino e ovviamente scomodo» scherzano Valter e Massimiliano Golfieri, padre e figlio, da sempre compagni di viaggio in Cablotech.

Loro, insieme, hanno creato l’azienda: oggi ne sono rispettivamene general manager e responsabile della produzione. «L’idea ci è venuta nel 1993, che fu un anno di crisi. Volevamo creare una startup che potesse competere nel settore dei cablaggi». La missione può dirsi compiuta, se si considera che quella che allora era una startup oggi è un’azienda affermata che fattura più di 5 milioni di euro con prospettive di crescita anche sui mercati internazionali.

Cosa è successo, dopo la partenza in un garage?

(sorridono) «Da uno, ci siamo ingranditi e ne abbiamo occupati due... La verità è che abbiamo cercato subito di farci conoscere come realtà in grado di garantire qualità nella lavorazione dei cavi elettrici. Così abbiamo contattato diverse aziende nella zona compresa tra Imola e San Lazzaro, acquisendo i primi clienti. Nel 1995 ci siamo spostati a Ozzano, in uno spazio di 200 metri quadri, un anno dopo siamo arrivati a 600 e nel 1999 ci siamo spostati a nello stabilimento attuale, partendo da 2mila metri quadri e ampliandolo gradualmente».

E poi c’è stato il boom...

«Il momento più florido è stato quellocompreso tra il 1998 e il 2008».

La crisi ha pesato?

«Ha pesato soprattutto perché molte aziende, anche nostre clienti, hanno patito un calo fino al 40%. Un po’ abbiamo sofferto, ma nel periodo più difficile siamo ricorsi a due soli mesi di cassa integrazione ordinaria, unico ammortizzatore sociale utilizzato».

Come avete superato le difficoltà?

«Cercando di rendere più ampio il parco clienti e rivolgendoci ai mercati esteri. Oggi abbiamo 65 dipendenti, amplieremo lo spazio a 3.400 metri quadri e siamo in salute, ci occupiamo di cablaggi, quadristica e assemblaggio e lo facciamo per diversi settori, dal medicale all’illuminazione per spettacoli, con grande attenzione ai tempi dell’ambiente e della sicurezza. Guardando al passato, possiamo dire che le scelte si sono rivelate corrette».

Internazionalizzazione: è stata quella la vera svolta?

«Una multinazionale statunitense è diventata nostra partner. Questo ci ha permesso di realizzare un incremento importante di fatturato consentendoci anche di entrare in mercati nuovi come la Slovacchia. Siamo soddisfatti, anche se non è semplice competere in un mercato sempre più globale in cui ci sono la concorrenza di Paesi a basso costo e grandi realtà che ragionano in termini esclusivamente economici. E poi bisogna strutturarsi adeguatamente».

E si incontra il problema della burocrazia. È veramente un peso?

«Pesa, certo. Ma è anche un’occasione per arricchirsi e crescere: la conoscenza delle norme è fondamentale».

Il vostro settore è attrattivo per i giovani?

«C’è un certo fermento, noto interesse da parte dei giovani. E noi in Cablotech siamo sempre alla ricerca di profili che possano contribuire alla nostra crescita».