Emanuela Felletti, responsabile qualità, al centro il presidente Denis Felletti, e Virna Grazia direttore di stabilimento
Emanuela Felletti, responsabile qualità, al centro il presidente Denis Felletti, e Virna Grazia direttore di stabilimento

Se esiste un comparto nel quale l’industria bolognese si misura quotidianamente con le vette internazionali di settore, insegnando spesso agli altri, da diversi decenni, come fare il mestiere, quello è il packaging. Ed è proprio a contatto con questo ecosistema di eccellenza che, ormai 50 anni fa, nacque Crei, lo sviluppatore, produttore e distributore di riscaldatori elettrici guidato dal presidente che, guidato dal presidente Denis Felletti, ha fatto della sede di Cadriano una testa di ponte per raggiungere il mondo.

Felletti, siamo arrivati all’anno delle Nozze d’oro con la vostra clientela.

«Sì, e si tratta di un traguardo per nulla scontato, visti i cambiamenti che noi e il mercato abbiamo affrontato in mezzo secolo di storia».

Da dove siete partiti e dove siete arrivati?

«Tuttto iniziò nel lontano 1969, quando mio padre fondò Crei all’interno dell’indotto di un colosso del packaging come Gd. Poi, vent’anni dopo, arrivò un primo momento di svolta, dovuto alla sostanziale scarsa efficienza dei nostri metodi produttivi di allora e alla necessità, se si voleva sopravvivere, di cambiare marcia»

E la leva del cambio è finita nelle sue mani.

«A fine anni ’80 io fui l’unico della famiglia a credere nel concetto di innovazione, pensando che solo con un’intensa attività di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti avremmo potuto recuperare quote di mercato e salvare l’azienda».

Il risultato degli sforzi non si è fatto attendere.

«Ai tempi importavamo dalla Germania un particolare tipo di riscaldatore che garantiva elevate performance e l’idea vincente è stata quella di applicarsi per produrlo in casa nostra, obiettivo che abbiamo raggiunto nel giro di due o tre anni.

Anche alle soglie del 2020, dunque, continuate a battere questa pista?

«Certamente, come immutato è il nostro core business legato agli imballaggi, nel quale ormai, con i nostri riscaldatori e sensori di temperatura, siamo leader nazionali. Poi, ci siamo allargati anche al mondo della plastica e a quello della ceramica, che in Emilia-Romagna gioca un ruolo per nulla secondario».

Poi, c’è anche la quota importante di fatturato che sviluppate oltreconfine.

«Parliamo di cifre che ballano tra il 25% e il 30% dei nostri incassi, frutto di una presenza che tocca 40 Paesi, dall’Europa alla Thailandia e da Taiwan al Giappone, passando per la più recente penetrazione in Cina».

Nonostante questo, però, la pianura bolognese resta casa vostra.

«Il lavoro che facciamo qui non potremmo farlo in nessun altro luogo e, soprattutto, sarebbe difficile reperire altrove addetti tanto capaci. Per questo il nostro turnover è a quota zero, con le maestranze, di provenienza locale, che crescono assieme a noi da anni, garantendo competenza e fidelizzazione del cliente».

Non cambiare il volto dell’azienda, quindi, vuole dire anche non perdere compratori?

«La continuità del rapporto umano, nella dinamica venditore-cliente, è cruciale, come del resto lo è la personalizzazione di prodotti e servizi».

È con questi ingredienti che la ricetta di Crei ha superato la crisi?

«Gli anni neri, in particolare il 2009, ci sono stati anche per noi, ma abbiamo tenuto duro mettendo a punto percorsi customizzati per ogni azienda che ci cercava, affiancando a produzione e vendita una capillare e duratura attività di consulenza».

Ultimo ma non ultimo, il capitolo basket.

«Dico solo che siamo orgogliosi di sponsorizzare la squadra di pallacanestro di Granarolo, dando indietro qualcosa al territorio che ci ha cresciuto».