CIÒ che attira l’attenzione, prima di tutto, sono due dati. Il primo: +52%. È la crescita di fatturato – per il Tool shop di Bologna – riportata da Faist Light Metals nel 2017 rispetto al 2016. Secondo dato: 97%, la quota di export. I prodotti realizzati a Calderara di Reno finiscono quasi tutti all’estero, soprattutto in Romania e Messico. «Lì ci sono fonderie che appartengono al gruppo» precisa Luciano Bariselli, plant manager di Faist Light Metals.

Bariselli, quali sono questi prodotti?

«Il nostro è un centro di eccellenza per gli stampi. Si tratta di stampi per la produzione di parti in alluminio destinate in particolare ai settori automotive e telecomunicazione».

Come si spiega il boom nel 2017?

«Sono stato chiamato nel settembre del 2016 con l’obiettivo di portare un’impostazione aziendale a quella che era per lo più una realtà artigianale. Abbiamo introdotto novità nei processi di lavorazione e nella formazione del personale, l’azienda ha portato avanti degli investimenti mirati. I tempi di attraversamento, quelli per arrivare al prodotto finito, sono stati ridotti del 30%. Il fatturato è salito. Ma sia chiaro, il merito non è tutto mio. La crescita è effetto del lavoro di un intero team che ha cominciato un percorso ambizioso».

L’integrazione con una multinazionale, nel 2016, ha cambiato radicalmente le prospettive.

«Questo perché si sono presentate ulteriori possibilità di investimento in nuove attrezzature, macchinari e inserimento di profili professionali altamente qualificati, che consentono all’azienda di realizzare il piano industriali definito».

Risale a pochi mesi fa l’inaugurazione del nuovo quartier generale a Calderara. Un’esigenza di spazi maggiori o un modo per legarvi alla realtà bolognese?

«Nel dicembre 2017 abbiamo inaugurato il nuovo stabilimento produttivo dell’azienda che ospita anche l’headquarter della business unit Light Metals, nell’ottica di rendere Bologna il polo dedicato alla gestione di tutti gli stampi all’interno della business unit sia in termini di ricerca e sviluppo che di produzione. Il nostro legame con la città non è in discussione, ancor più perché c’è uno stabilimento appena realizzato».

Si dice che i vantaggi logistici dell’area siano difficilmente eguagliabili altrove...

«È vero. Bologna è collegata bene, noi abbiamo l’aeroporto a due passi. E qui hanno sede tante aziende, multinazionali, di successo. È un’area con una spiccata vitalità».

Nel 2018 puntate a un’altra crescita super?

«Non certo di un altro 50%, ma a doppia cifra sì: l’aspettativa è del +29%. Il 2017 è stato l’anno in cui abbiamo cambiato passo, è impossibile mantenere quegli standard».

Però il fatturato salirà ancora. Vuol dire anche che il settore è in salute?

«Significa questo e significa che evidentemente lavoriamo bene...».

Ed è anche attrattivo per i giovani?

«Dai progettisti agli ingegneri, noi cerchiamo figure altamente specializzate. E puntiamo sulla formazione».