BOLOGNA

UN MONDO VERDE e basato sull’innovazione, dove ciò che l’industria getterebbe via diviene linfa per la crescita di domani. E dove valorizzando i sottoprodotti in maniera intelligente usando le tecnologie di oggi si crea la stessa energia di cui si ha bisogno ma si evita di immettere in atmosfera la relativa quota di ossido di carbonio. Sembra l’uovo di Colombo. Significano infatti proprio Innovative Green World le tre lettere che identificano la Igw di Calderara di Reno, letteralmente decollata, a due passi dall’aeroporto di Bologna, sotto la guida dell’amministratore Claudio Orsi.

Orsi, qual è la via per alimentare in modo ecologico la nostra economia?

«Secondo noi è il biometano, quel combustibile prezioso che fa parte dei biogas ottenuti dalla lavorazione delle rimanenze alimentari e vegetali e che qui, nel Bolognese, abbiamo scelto come via sulla quale investire in modo nuovo, guardandolo da una prospettiva diversa».

Si spieghi meglio.

«Alla fine del 2012 io, che mi occupavo di rifiuti, e gli altri due soci, attivi l’una nell’edilizia e l’altro nella pubblica amministrazione, abbiamo colto il boom degli impianti a biometano, pensando che avremmo potuto stimolare, nella sua produzione, l’utilizzo di materiali di scarto mai usati prima, pescati da quel mondo agroalimentare in cui l’Italia eccelle».

Di quali eccedenze parliamo?

«Di tante piccole, grandi materie che le filiere, prima, pagavano per smaltire: dagli sfilacci di carne che avanzano dopo la macellazione del bestiame ai fagiolini che non passerebbero i controlli qualità della grande distribuzione, e che, ora, fruttano un guadagno a molti anelli della catena».

Come avete fatto di questa idea un business?

«Igw è anche una società di consulenza ed è proprio fornendo buoni consigli a chi costruisce materialmente gli impianti che siamo riusciti a crescere. Poi, c’è l’attività di progettazione e autorizzazione dei poli produttivi, che a due passi da qui, tra l’altro, si è anche tradotta nella collaborazione con Hera per la nascita dell’impianto a biometano di Sant’Agata Bolognese».

Tutto questo, ormai, viaggia su binari nazionali.

«Sì, perché se è vero che dal territorio regionale siamo partiti e che dall’Università di Bologna, dove finanziamo varie ricerche e borse di studio, arrivano spesso i nostri giovani ingegneri, le frontiere di Igw si sono allargate all’Italia intera, con expertise che si spingono fino al Sud e alle Isole».

Il futuro, invece, che cosa porterà?

«Intanto, a fine mese saremo a Dublino, dove racconteremo agli irlandesi la nostra esperienza in fatto di biogas, ma quello a cui ci stiamo dedicando in sede di ricerca e sviluppo, ora, è fare il passo successivo. Valorizzati tutti gli scarti organici immediatamente trasformabili, infatti, la sfida che ci resta è scoprire lavorazioni che rendano utilizzabile ciò che a prima vista non lo sembra, immaginando un intero mondo fatto di combustibili verdi ed economia circolare».