LA FOTO del titolare di ieri, ma soprattutto i quadretti ricordo, uno per ogni decennio di vita della fabbrica, donati dai dipendenti a una proprietà che ha saputo farsi amare. Conserva la memoria, prima di organizzare il lavoro, il piccolo ufficio della Lagos Srl di Pontecchio Marconi, affacciata da cinquant’anni sull’autostrada che porta a Firenze e polo di eccellenza nella produzione di articoli in gomma per le lavorazioni industriali.

Dietro ai decenni di sudore e competenza, come spesso accade nella nostra città, c’è la passione di una famiglia, i Gennasi, con il nipote del fondatore, Davide, e sua madre, Maria Rosa Strocchi, a tenere alta la bandiera di casa dopo la malattia invalidante di dieci anni fa e la recente scomparsa di papà Vittorio.

Gennasi, lei fa il commerciale e sua madre l’amministratrice. Il modello familiare paga?

«Nel 2008, quando mio padre fu colpito da ictus, sia io che mia madre mancavamo di esperienza, ma è proprio facendoci forza l’un l’altra che siamo riusciti a calarci nei suoi panni, tenendo in piedi Lagos in anni duri per tutti, nel nome delle due generazioni che mi hanno preceduto. Per questo, almeno nel nostro caso, credo che essere una famiglia ci abbia dato grande forza».

Lei era poco più che ventenne e, proprio durante la delicata successione, è arrivata la crisi.

«Abbiamo perso il leader e non eravamo preparati, anche perché mio padre sapeva gestire tutto alla vecchia maniera, tramite accordi a voce con fornitori che conosceva da una vita. Vista la recessione che montava, allora, lo sforzo più grande è stato ridisegnare il sistema di prezzi, per mantenere i contratti in essere alla luce del quadro mutato, senza però mai derogare sulla qualità delle lavorazioni».

Quali sono i prodotti che hanno permesso a Lagos di festeggiare il mezzo secolo di vita?

«La nostra forza è ‘fare’ con le nostre mani, come le certificazioni confermano, grazie a un sistema di produzione aggiornato e a maestranze altamente qualificate. I supporti in gomma che vendiamo e produciamo conto terzi, tra i quali piedi, molle e antivibranti di varie fogge, finiscono del resto in colossi locali come Ima e GD e, per il 17%, all’estero, in Europa ma anche in Colombia e in Egitto».

La concorrenza, invece, dove si annida?

«Un prodotto finale di assoluto livello comporta alti costi, anche perché la gomma, a differenza ad esempio della plastica, non si ricicla. A prezzi e qualità più bassi di quelli consentiti dal sistema italiano, i concorrenti vengono in particolare dalla Turchia e, in misura minore, dalla Cina».

Che cosa avete in cantiere per fare un ulteriore salto di qualità?

«La qualità resterà sempre il nostro marchio, anche grazie allo spessore umano di uno staff molto giovane che, salvo un ragazzo straniero straordinario, viene tutto dai monti intorno a Sasso Marconi. Per crescere, però, servono anche i grandi numeri e crediamo che l’acquisto di una pressa automatica di ultima generazione potrebbe ampliare i nostri orizzonti».