Bologna, 6 marzo 2018 - Poichè in affari non si può mai dire, i tappi a corona sono un brevetto statunitense e oggi l’unica azienda a produrli negli Usa è italiana. Anzi, bolognese. La Ditta Angelo Pelliconi, oggi Pelliconi Spa, è nata nel ’39 da un piccolo produttore di minuteria metallica che un giorno vide un tappo su una bottiglia americana e volle rifarlo.

Marco Checchi, ad, terza generazione della famiglia Pelliconi in azienda: fu davvero così facile?

«Non troppo, se considera che un acciaio così sottile per farne tappi in Italia a quei tempi era irreperibile».

Come fece Angelo Pelliconi?

«Notò che il metallo dei barattoli di cibo dei soldati americani era perfetto, e che con ogni barattolo, aperto e spianato, era in grado di realizzare un buon numero di tappi. Iniziò con quelli».

Due a zero per gli americani...

«Ma la svolta arrivò grazie alla Sacmi, che realizzò una macchina semi-automatica straordinaria per i tempi».

La rimonta oggi è definitiva: siete leader mondiali. Com’è successo?

«Abbiamo avuto il vantaggio di avere tanti piccoli clienti fidelizzati, divenuti poi molto importanti con la concentrazione del settore beverage».

Modestie a parte, vi hanno tenuti: un motivo ci sarà.

«Credo che i clienti da sempre apprezzino di noi soprattutto l’affidabilità e la capacità di innovazione».

Partiamo dalla prima.

«Deriva dalla capacità produttiva installata: nessun altro al mondo è in grado di assicurare risposte agli ordini in tempi brevi e certi, a prescindere dalle quantità. Ma affidabilità vuol dire anche poter avere la certezza che il prodotto sia perfetto. E capirà che un tappo riveste un’importanza cruciale per assicurare la tenuta di un packaging alimentare, ed escludere perdite, corrosioni, contaminazioni».

Il vostro è un prodotto povero.

«Circa 4 euro ogni mille pezzi».

Perché allora continuare a produrlo anche in Italia?

«Guardi che questo tema alla Pelliconi non si è mai posto. Siamo all’estero esclusivamente per servire i mercati lontani, contenendo i tempi di consegna ed evitando i dazi. Ma un tappo cinese non andrà mai molto lontano dalla Cina. Piuttosto succede l’opposto: due terzi del fatturato globale deriva dalla produzione italiana».

E il costo del lavoro?

«Lo ammortizziamo con le economie di scala e con l’alta automazione tipica di un tipo di produzione come la nostra. E poi è in Italia che parte quell’innovazione che è il secondo motivo per cui ci scelgono in tutto il mondo».

Domanda inevitabile: cosa c’è da innovare in un tappo di metallo?

«Intanto consideri che da anni un tappo non è più una semplice chiusura, ma l’oggetto distintivo di un marchio, da personalizzare in mille modi: per la forma, il colore, la tipologia, i concorsi sotto alla guarnizione. Poi c’è l’innovazione di prodotto: negli anni nelle fabbriche Pelliconi sono nati i tappi a strappo, a spessore ridotto, privi di Pvc e Bpa-Ni quindi adatti all’infanzia. Molto altro c’è ancora da innovare, ed è per questo che ci prepariamo a una piccola rivoluzione».

Quale?

«Spesso le nostre idee si sono rivelate utili anche a settori diversi. Così abbiamo deciso di staccare la ricerca dalla casa madre: sarà un’azienda per conto suo, nascerà a Ozzano e lavorerà per noi e per chi altri lo vorrà».

Perché rimanere a Ozzano?

«La ragione è la stessa che ha guidato molti altri gruppi: in questa terra c’è un saper fare straordinario che sarebbe impossibile da esportare e che, anzi, cerchiamo di coltivare. Con una scuola di formazione aperta a tutti, anche agli studenti esterni. Ne nasce una lista dalla quale attingiamo negli anni, ma anche chi non lavorerà con noi avrà comunque una voce importante di curriculum su cui puntare».