UNA MAGLIETTA sportiva indosso e le scarpe da ginnastica ai piedi, mentre i cani di casa vagano tra i ritagli di stoffa, segno di un passato artigiano, e i macchinari all’avanguardia che hanno traghettato la Stamperia Marra di Valsamoggia nell’epoca dell’industria digitale.

Si respira subito aria di famiglia in questo polo di stampa, laminatura e decorazione di capi d’abbigliamento e accessori moda fondato nel lontano 1974 a Zola Predosa, patrimonio di due giovani imprenditori come Simone e Massimo Marra, informali nei modi ma sempre concentrati sul lavoro, che si stanno guadagnando con il sudore della fronte l’eredità quasi cinquantennale di mamma e papà.

Simone Marra, proprio in questi mesi lei e suo fratello state raccogliendo il testimone paterno.

«Ebbene sì, dopo il lungo apprendistato sotto l’occhio vigile di nostro padre Roberto, che con l’aiuto di nostra madre ha messo in piedi la fabbrica e ha affrontato decenni di rivoluzioni tecniche e e commerciali, l’ora è arrivata. Da gennaio, con la loro pensione, i titolari diventeremo noi».

Che cosa può dare il vostro l’entusiasmo a un gioiellino che sfiora il mezzo secolo di vita?

«Vorrei poter dire che porteremo una ventata di freschezza e novità, e in qualche modo sarà di certo così, ma il punto è che l’innovazione e la capacità di trasformarsi sono da sempre i piatti forti della casa, se è vero che i nostri genitori sono partiti dalla decorazione a mano di cuscini e trapunte e, passando per la serigrafia, sono approdati agli ultimi ritrovati della stampa digitale».

Per stare al passo con un mercato come quello del fashion, gli occhi vanno tenuti bene aperti.

«E’ proprio questo il punto: il nostro è un mondo ondivago e imprevedibile, che, fra grandi marchi capricciosi e realtà più piccole in cerca di prezzi competitivi, ti mette costantemente alla prova. Il gioco, allora, sta tutto nella capacità di dosare investimenti sul fronte produttivo, che soddisfino i secondi, e idee valide per quanto riguarda qualità e unicità dei materiali, per stuzzicare i primi».

Di quali invenzioni stiamo parlando?

«Parliamo di stampe in puro alluminio o Pvc che accendono la fantasia degli stilisti per vestiti e borse, di vecchi stampini in legno recuperati per decorare scarpe e calzini e, soprattutto, di un rivoluzionario tessuto in puro carbonio».

Buono per l’ultima fetta di mercato sulla quale vi siete affacciati, quella degli abiti da lavoro?

«Anche. Di sicuro quest’ultimo ritrovato è un buon biglietto da visita per entrare in un settore nuovo per noi, come quello delle divise e delle calzature usate nelle fabbriche o negli uffici».

In questo modo fino ad oggi siete riusciti a impiegare cinque persone, giovani e, salvo un’eccezione, bolognesi.

«L’età media è bassa e anche noi due, oltre che commercianti, ci sentiamo prima di tutto lavoratori, fieri di fare parte di un tessuto industriale di livello, che, tra l’altro, ci sta consentendo di avviare un interessante progetto di alternanza scuola-lavoro con l’Istituto Salesiano».