C’ERA UNA VOLTA la plastica, il rivoluzionario materiale sintetico che iniziò il suo cammino, nella seconda metà dell’Ottocento, dalla prodigiosa celluloide e che negli ultimi decenni, nell’era dei polimeri complessi, ha trovato in provincia di Bologna una nicchia nella quale convivono tecnologia, efficienza e umanità.

Il merito, nella fucina di ingegni imprenditoriali che prospera all’ombra delle Due Torri, è di capitani d’impresa come Abdon Paselli, titolare della Tecno-Plast di Sala Bolognese e fiero interprete di una ricetta che ha consentito alla sua azienda di sopravvivere alla crisi, attraverso un mix di innovazione e amore per la propria terra.

Paselli, come e quando è iniziato il vostro viaggio nel mondo delle materie plastiche?

«Io e il mio socio storico, dal quale mi sono separato due anni fa, cominciammo nell’ormai lontano 1991 dalla produzione di stampi e dalle tecniche di trasformazione dei polimeri, che allora si chiamavano volgarmente plastica, dopo una prima parte della nostra vita professionale spesa da dipendenti del settore».

E ora, dopo quasi tre decenni, dove siete arrivati?

«Ci siamo senz’altro evoluti, elevando il livello qualitativo delle nostre produzioni e affinando le tecniche a nostra disposizione, per raggiungere quella posizione di vertice che, nel contesto locale, il nostro parco clienti non manca ormai di riconoscerci».

In mezzo, però, c’è stata la più nera recessione degli ultimi cinquant’anni.

«Sì, c’è stata, e di certo ce ne siamo accorti anche noi, ma i sacrifici fatti nei momenti difficili hanno pagato e stanno ancora pagando, perché quando si trova la forza di investire e di innovare mentre gli altri faticano il mercato non può che premiarti».

Investimenti, pare, in linea con le nuove frontiere del digitale e della tutela dell’ambiente.

«Sul primo versante, abbiamo imboccato da tempo la via dell’informatizzazione e contiamo, entro i primi mesi del 2019, di chiudere il nostro personale cerchio legato al 4.0, grazie a una sempre più efficiente comunicazione fra le macchine, consentita anche dall’attenzione alla formazione del personale che le deve utilizzare, e a una totale apertura del sito produttivo ai clienti, in grado di monitorare da vicino l’andamento degli ordini».

E riguardo alle sempre più necessarie politiche ambientali, quale strada avete scelto?

«Il nodo da sciogliere, in questo senso, stava soprattutto nella lotta agli sprechi, altro tassello delle nostre politiche aziendali sul quale abbiamo investito 250mila euro nel solo 2014 e che continuiamo a curare quotidianamente, anche perché consente di ottenere certificazioni che hanno il loro peso nei rapporti con una clientela sempre più attenta ed esigente».

Del resto, vendete a multinazionali dell’automotive, dell’oleodinamica e dell’industria chimica, ma conservate un cuore davvero bolognese.

«Dai capi turno, tutti ex apprendisti cresciuti qui, alle nuove leve uscite dalle scuole tecniche del territorio, posso dire con fierezza che siamo stati tutti allevati a tortellini e che l’età media della Tecno-Plast è il suo miglior biglietto da visita per il futuro».