LA STORIA Alessandro Lupi una volta, quarant’anni fa, non sarebbe affatto finita sui giornali. Il dipendente di un’azienda con la voglia di mettersi in gioco in prima persona, una banca pronta a fare credito e il vecchio titolare di un’azienda desideroso di passare la mano... sono nate così, tra gli anni ’70 e ’80, gran parte delle storie industriali di successo emiliane.

Ingegner Lupi: farlo oggi, dopo dieci anni di crisi e pochi mesi di timida ripresa, c’è una bella differenza.

«(Sorride, ndr) Ci sono state notti in cui non ci ho dormito. Ma avevo speso già troppo in consulenti e business plan. Ero in ballo: se pure mi fossi ritirato in quel momento, avrei perso gran parte dei miei risparmi».

Chi l’ha aiutata?

«Ho messo in questa impresa il capitale mio e della mia famiglia, che in investimenti di questa portata incide pochissimo. Bisognava trovare una banca che finanziasse l’impresa, e senza garanzie non è stato facile».

Aveva uno stipendio fisso...

«Ha prevalso la voglia di mettersi in gioco, di testare le competenze acquisite nel tempo. Mi sono occupato per anni di produzione, di miglioramento dell’efficienza e di acquisti per aziende anche importanti. Conoscevo la Torneria Automatica Gianni Ricci per averla avuta come fornitore, molti anni fa. In più il mio lavoro mi aveva riportato a frequentare questo tipo di mercato di recente. Non me n’ero mai occupato di persona, ma lo conoscevo bene».

L’ha cercata il proprietario?

«No, ho saputo di questa opportunità per caso. Un vecchio amico mi ha chiamato, una sera di maggio. ‘Cambieresti vita? Compreresti un’azienda?’ Mi sembrava assurdo, poi ci ho pensato. Ho lavorato un anno per preparare tutto. Ed eccomi qui».

Da dove ha cominciato?

«Il 20 aprile dello scorso anno sono ufficialmente entrato in azienda. Per sei mesi il vecchio proprietario mi ha affiancato. Poi, quando sono rimasto solo, non ho avuto il tempo di pensare, perché il mercato è ripartito all’improvviso. Siamo stati invasi dagli ordini, abbiamo lavorato notte e giorno. Oggi la mia difficoltà è capire come migliorare le prestazioni per essere in grado di cogliere al meglio questa opportunità».

Già, come fare?

«Stiamo investendo molto in tecnologie, in 4.0, nel rinnovo delle macchine, e al contempo il mio impegno fin da subito è stato lavorare per ampliare il portafoglio ordini, in passato troppo legato a un solo cliente. La sfida è trovarne di nuovi, senza cedere sui volumi esistenti».

Chi sono i vostri clienti?

«Realizziamo particolari per i fornitori dell’automotive e dell’oleodinamica. Lavoriamo su progetto. Siamo veloci e flessibili, grazie a quattro linee siamo in grado di passare da produzioni complesse, di un centinaio di pezzi, a prodotti più semplici e numerosi».

Cosa c’è nei suoi piani?

«Andare all’estero in prima persona: oggi ci arriviamo solo con i nostri clienti. Poi puntare su una maggiore efficienza delle produzioni, per migliorare un livello di qualità per fortuna già alto. Il vecchio proprietario su questo non ha mai ceduto: meglio lavorare di meno che cedere sul prezzo e sulla qualità. Seguiremo sulla sua strada, provando fare meglio».

Si chiede ancora, oggi, chi glielo ha fatto fare?

«Ogni tanto. Ma con un sorriso. C’è stato un momento, durante il percorso, in cui ho avuto davvero paura di essermi messo in un brutto guaio. Oggi sono sicuro che quello che ho fatto, e orgoglioso di avere avuto coraggio. Mi sono detto: certe cose si fanno a 47 anni o mai più. Ed eccomi qua».