«PERMETTERE ai proprietari di aprire più facilmente possibile, e rendere la vita impossibile ai ladri che vorrebbero entrare». Sembrerebbe lapalissiano, e invece è in questa frase, così semplice, che si racchiude la continua ricerca nel mondo delle serrature, dei lucchetti e delle casseforti. Settori che Viro frequenta dal 1942, da quando a Bologna Vincenzo Rossetti decise, nel bel mezzo della guerra, di fondare la sua azienda.

Gianfranco Dondarini, ad di Viro, lei entrò qui nel 1976, in officina, e oggi la guida.

«Ho percorso quello che un tempo si sarebbe detto cursus honorum: capo officina, poi direttore generale, quindi ad. Una volta si faceva così».

Siete in tutto il mondo. Ma l’Italia pesa ancora molto?

«Circa la metà del fatturato. Ma siamo conosciuti in Europa, Medio Oriente, Australia, Asia... Cina compresa».

Il vostro prodotto più diffuso?

«Il classico lucchetto è ancora oggi uno dei prodotti più diffusi. Ma Viro, negli anni, ha introdotto molti prodotti: dalle catene per moto e bici alle serrature per porte fino alle casseforti».

Quanta tecnologia c’è oggi?

«Moltissima. Ma non dimentichi l’importanza oggi rivestono la parte meccanica e i materiali che usiamo. Cose tangibili, impossibili da forzare. O si rischia di investire su un prodotto iper-tecnologico che poi un tronchese può spezzare».

Nell’immaginario c’è una chiave magica che apre tutte le porte.

«La ricerca serve anche a far sì che la tolleranza verso altre chiavi che non siano quella del legittimo proprietario sia sempre più infinitesimale».

Si aggiornano anche i ladri, però.

«Le tecniche di scasso sono cresciute e cambiate molto negli anni. La tecnologia è anche in mano ai malintenzionati e non solo alle aziende come la nostra. Ma noi impariamo dagli errori, dalle notizie di effrazioni, dalle nuove ‘mode’ in termini di furti. Facciamo di tutto per essere sempre più avanti noi, e per fortuna ci riusciamo».

A Bologna rubano bici in continuazione, e a terra rimane la catena spezzata in due. Anche le vostre.

«E a chi me lo dice rispondo: e tu che lucchetto avevi scelto? Vede, noi ne facciamo di tutti i tipi, dai più esili ai più robusti, con relative differenze di prezzo. Ma la scelta sulla sicurezza dovrebbe essere commisurata al valore del bene, non al risparmio».

Qual è la cosa di cui va più fiero?

«La nostra serratura con spranga di sicurezza, che fu l’antesignana delle porte blindate. O la prima cassaforte elettronica, che fummo noi a introdurre».

E la novità di oggi?

«Una serratura universale con spranga in acciaio e cuore elettronico. La sua parte elettronica è in grado di cogliere le vibrazioni sospette e avvisarti via cellulare di un tentativo di furto. Ma se non sei in grado di intervenire, la sua parte fisica offre il massimo di resistenza possibile al tentativo di effrazione».

Ci sono vostre serrature vecchissime nei condomìni e nelle cantine bolognesi e non solo, e ancora perfettamente funzionanti. Un ottimo affare per i condòmini, un po’ meno, forse, per voi.

«(ride, ndr) Non siamo mai stati in grado di fare cose di scarsa qualità. E per dimostrarglielo basta che le mostri la stanza dei robot. Ogni tipologia di serratura viene messa alla prova, per capire come regge all’usura, e provata un numero impressionante di volte, più di quante nella nostra vita saremmo in grado di aprire e chiudere una porta. Infatti molte chiavi sono passate di generazioni in generazioni. È un orgoglio per noi, e un marketing spontaneo sul nostro nome che conta più di qualunque spot».