INVENTORI della glassa di aceto balsamico, che va a ruba soprattutto negli Stati Uniti, ma innanzitutto della ‘segmentazione qualitativa’ del prodotto, capace di creare grande flessibilità produttiva. Dall’aceto denso, maggiormente invecchiato, a quello più liquido passando per la glassa ideata nel 2000, con tanto di brevetto europeo nel dicembre 2000 nel campo delle innovazioni, l’azienda Acetum è sempre stata un passo avanti rispetto al mercato. I risultati, non a caso, raccontano nel corso dei lunghi decenni di come la capacità innovativa mescolata alla creatività faccia la differenza. Il settore dell’aceto balsamico nasce intorno agli anni ’80 e Acetum registra la sua data di nascita nel ‘91.

«Avevo 22 anni – racconta Marco Bombarda, amministratore delegato – quando io e Cesare Mazzetti decidiamo di fare società per produrre a Motta di Cavezzo, dove la mia famiglia aveva acquistato lo stabilimento dell’ex Cantina Sociale, l’aceto balsamico di Modena . L’azienda cresce velocemente grazie alla nostra ottima integrazione operativa e grazie a intuizioni e innovazioni sul prodotto. Abbiamo saputo interpretare al meglio le esigenze del mercato mondiale e dei consumatori, portando avanti idee innovative sia in termini di presentazione sia di qualità». L’invenzione della glassa da versare sulle pietanze è firmata, però, da una mano femminile. «L’artefice è mia sorella Cinzia. Prima dell’avvento della glassa, gli chef erano soliti addensare l’aceto a seconda dei vari usi, con la glassa possiamo dire di avergli facilitato il lavoro. In poco tempo siamo diventati leader, e lo siamo tuttora, di produzione dell’aceto balsamico di Modena, oggi con oltre 25 milioni di litri venduti e una capacità di invecchiamento in botti di legno di oltre 15 milioni di litri». Una strada di successo, interrotta solo momentaneamente nel 2012 quando la sede  viene colpita dal sisma. «L’epicentro – ricorda l’imprenditore – era vicinissimo alla nostra storica sede, e proprio in quei giorni nacque la consapevolezza di quanto eravamo riusciti a costruire e al contempo la decisione di farci accompagnare  nel successivo periodo di crescita. Crescita che, prima del sisma, era avvenuta anche per acquisizione di due acetifici a Lugo e a San Felice». Nel luglio 2015, Acetum chiude l’operazione con il fondo di investimento Clessidra, allora capeggiato da Claudio Sposito. L’efficienza gestionale di Acetum non sfugge infatti alla mission dei fondi d’investimento. Negli anni successivi, e fino al 2017, l’azienda con Clessidra si struttura e consolida fino al passaggio di mano alla multinazionale inglese ABF, che conta oltre 130mila dipendenti, un fatturato che supera i 16 miliardi, e marchi d’elite conosciuti in tutto il mondo. «Sono lieto – conclude Bombarda – di collaborare con ABF».