ESSERE pionieri nella ricerca su Botanicals originali con l’obiettivo di trasformarli in dispositivi medici, cosmetici o materiali innovativi. Partire da qui per arrivare fino al Bioprinting della pelle in 3D. L’amministratore Luisa Pecorari racconta Ophera, la società che fa capo a un team di ricercatori con l’obiettivo di integrare e potenziare le applicazioni della biologia molecolare e della biotecnologia avanzata, per realizzare progetti e prodotti innovativi da sviluppare in alleanza con partner scientifici e commerciali.

Pecorari, come è nata l’idea?

«L’idea di fondare Ophera è nata a Modena, all’interno dei laboratori di Tydockpharma (ex-spin off dell’Università di Modena) durante uno studio per l’individuazione di nuove molecole naturali che potessero diventare precursori di candidati farmaci. Avevamo deciso di fare uno screening di diversi estratti vegetali studiando l’etnomedicina di diverse parti del mondo e ci siamo trovati tra le mani alcuni fito-complessi decisamente interessanti che valeva la pena esplorare con un approccio diverso rispetto a quello enormemente rigido e lungo che impone la ricerca farmaceutica».

E in questa fase che nasce Ophera?

«Sì, incuriositi dal potenziale potere curativo manifestato da alcuni estratti pressoché sconosciuti, abbiamo deciso di approfondirne le proprietà biologiche e cercato di capire in che applicazione e settori avrebbero potuto portare un valore concreto. Quando sono stata in Madagascar ad osservare il lavoro dei ‘medici tradizionali’ e a visitare aziende, ospedali ed università mi sono scontrata con una realtà diversa rispetto alla nostra: ho capito subito che era necessario impostare una azienda che potesse viaggiare leggera e concedersi/concedere flessibilità e creatività, indispensabili per potersi interfacciare anche con queste realtà e agire come ponte di trasformazione per raggiungere i mercati emergenti.

In quali ambiti siete specializzati?

«Partendo dalle realizzazioni  più semplici come preparazioni cosmetiche a diversa finalità ci siamo progressivamente occupati anche di progettazioni di integratori, cosmetici funzionali, medical device e repellenti per insetti; stiamo seguendo anche progetti per la funzionalizzazione di materiali per applicazioni biomedicali, sperimentazioni cliniche e nuovi approcci di skin care e skin therapy.

Qual è il filo conduttore che li lega?

«In generale, aiutiamo i clienti a pensare ‘out of the box’ per trovare nuovi prodotti o nuovi processi e quindi anche nuove argomentazioni che catturino l’attenzione dei clienti. Il denominatore comune è il coinvolgimento di tecnologie e/o sostanze innovative. Per esempio, stiamo estendendo a Pct un brevetto inerente l’impiego di un estratto naturale molto attivo che siamo probabilmente tra i pochissimi in Europa a trattare: per questo patent abbiamo già ceduto i diritti di prelazione sulla licenza per il mercato Cina e Usa».

Per il futuro a quali progetti pensate?

Abbiamo sui desktop diversi progetti: uno molto ambizioso di BioPrinting mirato all’uso della stampa 3D per la rigenerazione della pelle (in partnership con il Tecnopolo di Mirandola, con l’ospedale Bambin Gesù e con una nota azienda biomedicale); la realizzazione di un device impiantabile per la diagnosi precoce e non invasiva di patologie sub-cliniche (con brevetto per l’applicazione  in zootecnia già depositato); il debutto dei prodotti del nostro marchio FarmaMamma in Cina. C’è anche un quarto progetto molto promettente, ma il nostro lavoro è fatto anche di tantissima segretezza industriale…».