«NEGLI anni ’70, quando il costo del petrolio era particolarmente gravoso, siamo stati tra i primi a introdurre un’accelerazione di processo e quindi un risparmio energetico avviando la monocottura invece della bicottura nella produzione della piastrella ceramica». Emilio Mussini, presidente di Panariagroup, ripercorre la storia dell’azienda fondata nel 1974 dal padre Giuliano insieme ad alcuni tra i suoi fratelli.

Mussini, quali erano i vantaggi della monocottura rispetto ai processi precedenti?

«La monocottura rispetto alla bicottura garantiva la maggiore resistenza del prodotto, anche al gelo, per garantire l’uso esterno, e soprattutto il risparmio energetico».

Come è proseguito il percorso di sviluppo dell’azienda?

«La prima metà degli anni ‘80 ha segnato l’ingresso in azienda della seconda generazione: prima mio fratello Paolo, poi io, quindi gli altri miei fratelli Giuseppe e Marco. Il prodotto ceramico era ancora poco sofisticato, le piastrelle erano relativamente piccole (il massimo era 45 per 45 centimetri), per uso principalmente residenziale».

Qual è stato il punto di svolta nell’impiego della ceramica?

«L’introduzione del grès porcellanato. Nella seconda metà degli anni ‘90, complice lo sviluppo tecnico del processo di smaltatura, le ceramiche hanno acquisito un aspetto estetico più ricco e variegato. Nascono in quegli anni le espressioni emulative delle superfici già esistenti come l’effetto legno, parquet, marmo, pietra e i nuovi utilizzi, non più solo residenziali ma anche commerciali».

Panariagroup ha sempre avuto una gestione familiare?

«All’inizio sì. Recentemente abbiamo provveduto a centralizzare alcune funzioni e a capo di queste abbiamo manager esterni alla famiglia. Nel riassetto abbiamo definito l’esatto posizionamento di ogni singolo brand e ridisegnato la strategia distributiva».

Quando è iniziata l’espansione internazionale?

«Nel 2003 sono cominciate le prime acquisizioni all’estero, con il Portogallo. Una scelta che ci consentiva un bilanciamento tra la prossimità ai mercati europei, in particolare all’area iberica, da sempre zona con un alto consumo di ceramica, e nello stesso tempo un affaccio sull’oceano».

Gli anni 2000 sono anche quelli della quotazione in Borsa.

«Sì, nel 2004. Le aziende si fondono in Panariagroup e ci quotiamo a Milano nel segmento ‘Star’».

Quanto è stata delicata la scelta di di andare in Borsa per l’azienda?

«Certamente è stato un passaggio fondamentale, che implicava doveri e responsabilità ulteriori in materia di comunicazione dei dati economici e finanziari, ma che ci ha consentito di finanziare la strategia di sviluppo: alla luce della terribile crisi che c’è stata in America nel 2007 e poi in Italia, quella decisione si è rivelata basilare per attraversare la tempesta senza particolari danni».

Sul piano tecnologico, quali sono stati gli investimenti più importanti negli anni 2000?

«Siamo stati il primo gruppo a investire sul grès laminato. Dal 2006 in poi abbiamo rinnovato gli impianti per adeguarli alla produzione di lastre sottili e di grandi dimensioni. Queste hanno rivoluzionato il modo di concepire la piastrella e ne hanno aperto l’utilizzo a impieghi in architettura e nell’arredamento impensabili prima. Abbiamo ad oggi il più alto volume di vendite di materiali ultrasottili generato nel mondo».