NELLA ‘Silicon Valley’ della Bassa modenese, secondo polo al mondo del settore biomedicale, che nemmeno il sisma di maggio 2012 è riuscito a scalfire sebbene passi alla storia come ‘primo terremoto economico d’Italia’, si crea il futuro dei farmaci anti-cancro. Rigenerand, classico esempio di azienda innovativa, è nata dal connubio tra gli oncologi dell’Università di Modena e l’imprenditoria biomedicale, che da sola contribuisce al 2% del Pil nazionale. Fondata nel 2009 come spin off dal manager Gianni Bellini, a capo di RanD e inventore del Performer, apparecchiatura polifunzionale, unica al mondo, per la cura dei tumori e supporto epatico, e dagli oncologi Massimo Dominici e Pierfranco Conte di Unimore, Rigenerand, che opera nel settore dei medical device e delle terapie avanzate, decolla come impresa nel 2016 e in soli tre anni sta facendo grandi passi avanti. L’ad Giorgio Mari spiega la ‘mission’ di Rigenerand: ricerca, innovazione, produzione di farmaci e dispositivi in un settore in grande crescita come quello della diagnostica e delle terapie cellulari.

Dottor Mari, Rigenerand è la speranza nella cura dei tumori ancora incurabili?

«Se così fosse avremmo davvero raggiunto ciò che il mondo scientifico internazionale auspica, ovvero sconfiggere ogni tipologia di tumori. Meglio, quindi, parlare di importante contributo alla ricerca e in particolare allo sviluppo di nuovi farmaci anticancro e agli innovativi approcci diagnostici capaci di prevedere la risposta alle nuove cure come gli inibitori del check point usati nella immunoterapia».

Più che biomedicale vi definite azienda farmaceutica, è così?

«L’uno e l’altro, ma sicuramente siamo la prima azienda farmaceutica nata all’interno del distretto biomedicale. Stiamo mettendo a punto una innovativa cura con cellule staminali del paziente stesso, ‘armate’ per produrre una potente molecola anticancro che,

somministrata con chemioterapia, possa ridurre la massa tumorale consentendone l’operabilità».

Quali riscontri hanno dato i dati pre-clinici?

«Sicuramente importanti come il parere positivo circa la definizione di ‘farmaco-orfano’ per la cura del tumore pancreatico localmente avanzato sia da parte dell’Ema (Agenzia europea del farmaco) sia dell’americana Fda (Food and drug administration). Un risultato che ci consente di guardare avanti con ottimismo circa la possibilità di trattare pazienti ancora gravati da una prognosi infausta».

Una strategia di cura vincente.

«Sì, ma non è l’unica. Si associa infatti all’altra anima della società: sviluppare, produrre, commercializzare sistemi di coltura tridimensionali, detti appunto 3D, che, caricati con cellule, possono predire la risposta ai farmaci riducendo il ricorso alla sperimentazione animale. Un nostro prodotto, Vitvo, è già sul mercato e conta su distributori nazionali e internazionali e sta riscuotendo grande interesse non solo in ambito universitario ma anche tra le aziende farmaceutiche del settore».