IL TERREMOTO che nel 2012 devastò l’Emilia abbattendosi su decine di capannoni industriali fece crollare il cuore produttivo della loro azienda: un danno enorme, 14 milioni di euro. I Palmieri, storici produttori di salumi di San Prospero, arrivati alla terza generazione, non si sono persi d’animo, come del resto tutti gli imprenditori della Bassa modenese. Il salumificio Mec Palmieri spa, specializzato nella produzione di mortadella, zampone, cotechino e stinco, non solo si è risollevato con le proprie forze (fisiche ed economiche) ma negli anni ha aumentato il fatturato arrivando a poco più di 28milioni nel 2017. Una storia di coraggio, tenacia e solidarietà che racconta Marcello Palmieri, uno dei tre fratelli soci.

Come siete riusciti a risollevarvi dopo il terremoto?

«Ci siamo riusciti grazie anche alla solidarietà dei nostri colleghi, importanti nomi della salumeria in Italia ci hanno chiamato per chiederci se volevamo andare a produrre nei loro stabilimenti. In quei momenti, presi dal panico, non sapevamo dove sbattere la testa ma grazie alla solidarietà mostrata anche da concorrenti in 15 giorni siamo riusciti ad organizzare tutte le produzioni, il magazzino e le spedizioni. Siamo andati a produrre mortadella in un’azienda di Bologna dove c’era una linea ferma, abbiamo portato parte degli uffici a Modena da un trasportatore che ci ha dato spazi in una palazzina e un magazzino e quando è iniziata la stagione di zamponi e cotechini siamo andati a produrre in una grande azienda a Cremona».

Nel frattempo avete iniziato a ricostruire lo stabilimento?

«Esatto, la ricostruzione è durata circa un anno. Con le scosse di terremoto il cuore dell’azienda, la parte storica, si era piegata di nove centimetri, l’abbiamo dovuta demolire e rifare completamente, circa 6.500 metri quadrati. Era tutto inagibile tranne i magazzini che erano all’interno di strutture realizzate di recente. Il danno complessivo era di 14 milioni di euro».

La burocrazia dei contributi statali è molto pesante, come avete fatto a finanziare i lavori?

«Abbiamo dovuto anticipare tutto noi, i contributi pubblici ci sono arrivati quest’anno. Fortunatamente l’azienda era sana, le banche ci hanno dato fiducia e avevamo una piccola assicurazione che ci ha liquidato dopo qualche mese, questo ci ha permesso di partire subito con i lavori. Siamo ripartiti nel nostro stabilimento nel 2014, nel 2015 siamo tornati a 22 milioni di fatturato e nell’ultimo anno siamo arrivati a 28 milioni con un aumento del 12%»

Quali caratteristiche hanno i vostri prodotti?

«Abbiamo due lavorazioni, mortadelle e zamponi, cotechini e stinchi. Il nostro core business è la mortadella, di cui il nostro prodotto top di gamma è la Favola, realizzata solo con carni italiane e con molta attenzione agli ingredienti. È l’unica mortadella che viene prodotta insaccandola nel budello, un involucro naturale realizzato con la cotenna del maiale e brevettato vent’anni fa dalla nostra azienda. Un prodotto straordinario che ultimamente stiamo cercando di posizionare anche all’estero».