Attilio, Francesca e Auro Po: la Steel ha sede a Carpi, in provincia di Modena
Attilio, Francesca e Auro Po: la Steel ha sede a Carpi, in provincia di Modena

CARPI (Modena)

LA PASSIONE per la cucina è nel dna della famiglia Po di Carpi, nel Modenese, arrivata oggi alla terza generazione nella produzione di cucine. Dopo aver acquisito esperienza nella fabbrica del nonno, la storica Angelo Po, nel 1999 il nipote Auro Po, assieme ai fratelli Francesca e Attilio, fondò la Steel, realtà specializzata nella produzione di cucine domestiche nel segmento ‘di lusso’.

Com’è nata l’idea di fondare Steel?

«Sono cresciuto sentendo l’odore della lamiera, nella fabbrica del nonno. Nel 1996 io e i miei fratelli, siamo usciti dall’azienda cedendo le nostre quote: mi sono chiesto cosa volevo fare e mi è venuta l’idea di indirizzare la nostra esperienza verso un settore, quello delle cucine domestiche, che non fosse concorrente con quello dell’azienda Angelo Po che si occupa invece di cucine professionali. Così è nata Steel, realtà cui mi hanno seguito alcuni dei miei fratelli».

Come si è sviluppata l’azienda?

«Avevamo un’esperienza tecnica più che commerciale e quindi abbiamo cercato una realtà che potesse aiutarci ad entrare nel mercato dell’elettrodomestico. La zona di Modena è sempre stata molto attiva nel settore, abbiamo costituito una società con un’azienda giù presente e che ci ha aiutato a trovare clienti. Nei primi dieci anni abbiamo fatto soprattutto produzione conto terzi e questo ci ha permesso di crescere molto rapidamente ma al tempo stesso abbiamo toccato con mano la fragilità del terzismo: quando è arrivata la crisi del 2009 abbiamo perso quasi tutta la clientela, sono stati anni molto difficili e l’azienda con cui eravamo in società è fallita. Nel 2010 ci siamo dovuti reinventare, abbiamo comprato le loro quote e siamo riparti con la volontà di produrre con il nostro marchio».

Quali caratteristiche hanno le vostre cucine?

«Sembrano cucine professionali ma hanno caratteristiche tecniche e un grosso contenuto di design che le differenziano dal prodotto professionale. Si possono definire ‘cucine di lusso’, un segmento di alta gamma che è una nicchia nell’enorme settore dell’elettrodomestico. Il nostro cliente ama spendere tempo in cucina e non gli basta un normale piano di cottura».

Quanto investite in ricerca?

«Per noi la ricerca è fondamentale per offrire qualcosa di diverso e distinguerci così dai colossi. Siamo stati i primi a lanciare sul mercato i forni trivalenti, abbiamo aggiunto all’aria calda una funzione di vapore che aiuta la cottura e garantisce risultati superiori in termini di sapore. Un tipo di forno che è normale trovare nei ristoranti ma non scontato nell’elettrodomestico. Abbiamo inoltre studiato soluzioni che esaltano il made in Italy, forni a vapore con annesso il forno pizza».

Oltre l’80% del vostro fatturato è realizzato all’estero. Una scelta lungimirante?

«Sì, tutto il mondo ama il cibo italiano e gli strumenti che servono per cucinare un cibo buono come quello che facciamo noi in Italia. Ma è talmente importante essere italiani che abbiamo completato il marchio con ‘stile in cucina’, e nei mercati nuovi affianchiamo al nostro marchio un altro marchio italiano, Lancellotti, che richiama il nome di mia madre».