Giacomo Poretti fa parte del famoso trio Aldo, Giovanni e Giacomo
Giacomo Poretti fa parte del famoso trio Aldo, Giovanni e Giacomo

Ravenna, 14 novembre 2019 - Giacomo Poretti, senza Aldo e Giovanni , da un anno e mezzo porta a teatro un monologo sull’anima e, dunque, sul bene e sul male, ma anche sull’amicizia, la libertà, l’amore, Dio. Un tema su cui riflettere, tra molte risate. Lo spettacolo, intitolato ‘Fare un’anima’ con la regia di Andrea Chiodi e la collaborazione di Luca Doninelli, arriva oggi al Teatro Alighieri di Ravenna , con inizio alle 21 fino a sabato, domenica alle 15.30.

Poretti, come le è venuto in mente di parlare di anima in teatro?
«Già da un po’ di tempo, per la precisione dal 14 dicembre 2006, quando nacque mio figlio Emanuele. Venne in ospedale un sacerdote amico che disse a me e mia moglie: ‘Avete fatto un corpo, adesso dovete farne anche un’anima’. La frase poteva essere interpretata in due modi: la solita frase carina di un prete che vuol fare bella figura oppure qualcosa su cui pensare. Ha prevalso la seconda».

La parola ’anima’ sembra un po’ desueta oggi…
«Sì, e il rischio maggiore è che non venga più utilizzata. Per questo, mi interessa sapere se è ancora viva… Le parole hanno bisogno di qualcuno che se ne prenda cura, altrimenti scompaiono e finiscono sui dizionari, i cimiteri delle parole».

Tornando all’importante ruolo dei genitori, qual è il rischio dei papà moderni?
«Quando ho visto la prima ecografia di mio figlio, ho pensato di farne un ingegnere o un influencer, magari un Pallone d’oro con la maglia dell’Inter… Poi, però, ho capito che le cose importanti nella vita sono altre e che proprio di esse – l’amicizia e l’amore, per esempio – non abbiamo la prova, non si vedono, eppure sono lì e danno senso a tutto ciò che facciamo».

Nello spettacolo si ride anche tanto…
«Sì. Il pubblico è sempre molto ricettivo e si diverte ad ascoltare le domande dell’italiano medio: come nasce l’anima? Quanto incide una corretta alimentazione a farla crescere? Ma l’anima esiste davvero o è una nostra invenzione? Di certo è che, se tutti i grandi dell’umanità ne hanno scritto, una ragione c’è».

Come va col trio, Aldo, Giovanni e Giacomo? L’anno sabbatico è finito?
«Sì. L’estate scorsa abbiamo girato il film ‘Odio l’estate’ che uscirà nelle sale a gennaio».

Intende continuare il percorso da solista?
«Sì. I percorsi sono paralleli. L’unico problema da solo è la memoria. Non mi ricordavo fosse così difficile ricordare tutto, senza poter mai contare su un ‘assist’. In un monologo poi, tutto è sulle proprie spalle».

Nella sua carriera, ha provato un po’ di tutto: dalla tv al cinema e fino al teatro. Quale dimensione preferisce?
«Sono un artista versatile che si innamora prima di tutto dei progetti. Forse il cinema è la dimensione più complessa perché ha tante fasi, dall’ideazione alla scrittura, dalla realizzazione al montaggio. Mi sono subito appassionato a questo spettacolo sull’anima che il pubblico pare apprezzare».

Cosa conosce di Ravenna, dove farà tappa?
«A dir la verità, poco. Ma approfitterò di questi giorni per visitarla, hanno detto che è molto bella».