Ravenna, 11 luglio 2018 – Si intitola ‘?War is over. Arte e conflitti tra mito e contemporaneità’ la mostra che si terrà al Mar – Museo d’arte della città di Ravenna dal 6 ottobre al 13 gennaio. L’esposizione si collega idealmente al centenario della conclusione della prima guerra mondiale, proponendo un percorso che – attraverso l’arte di due secoli – riflette sui conflitti non a livello puramente storico ma in maniera più ampia, artistica e poetica, personale e collettiva, estetica ed etica. L’evento è a cura di Angela Tecce, storica e critica d’arte e dirigente MiBact, e Maurizio Tarantino, direttore del Mar.

Il progetto espositivo si articola intorno a tre temi: ‘Vecchi e nuovi miti’, sulle ideologie che in passato come oggi sono state spesso alla base di conflitti, o sulle mitologie che ne sono derivate; ‘Teatri di guerra. Frontiere e confini’, che restituisce la rilettura data dagli artisti delle immagini di guerra che si susseguono sotto i nostri occhi, dove i confini dividono ciò che è ‘dentro’ da ciò che è ‘fuori’; infine ‘Esercizi di libertà’, più specificamente rivolto a ciò che l’arte può dirci sul nostro futuro, non come proiezione di un presente conflittuale, ma come spazio libero di creatività.

Il fulcro della mostra è costituito da un nucleo di artisti 'storici' che hanno declinato le tematiche della guerra in modi diversi e financo opposti, dalla propaganda bellico-futurista di Marinetti a De Chirico che con ‘I gladiatori’, 1922, rilegge la violenza della guerra mondiale con il filtro di una classicità depurata ed eterna. Picasso con l’opera in mostra, ‘Jeux des pages’, 1951, torna a una riflessione sui disastri della guerra iniziata nel 1937 con Guernica e che si concluderà con le due grandi composizioni del 1952 intitolate ‘La Guerre e La Paix’. I nostri due più grandi artisti del secondo Novecento, Lucio Fontana e Alberto Burri, esprimono con sensibilità diversissime la lacerazione che i danni del secondo conflitto hanno provocato prima di tutto nelle coscienze, cui si unisce la voce sonora e indignata di Renato Guttuso.

Un nucleo di grande suggestione della mostra è costituito dal 'corpo a corpo', attraverso i secoli, di immagini guerresche: il vaso con scene di battaglia tra greci e troiani e il frammento marmoreo con un legionario romano, ‘Il Portabandiera’ di Rubens e l’addio di ‘Ettore e Andromaca’ di De Chirico, fino al guerriero postmoderno per eccellenza, il maestro Joda di Guerre Stellari. I tre grandi temi che hanno ispirato la scelta degli artisti si intersecano ad ogni piano per rendere più fitta la trama della mostra: ai teatri di guerra fanno riferimento, tra gli altri, Christo, William Kentridge (che si ricollega a De Chirico), Jake & Dinos Chapman, col loro minuzioso catalogo degli orrori, Gilbert&George, reporter dei conflitti urbani, Alfredo Jaar e Robert Capa.

I vecchi e nuovi miti aleggiano nell’opera di Robert Rauschenberg, nel denso e magmatico mare di Anselm Kiefer, nella denuncia di Fabre (nascosta sotto una coltre cangiante) in Andy Warhol e Hermann Nitsch, mentre sono esercizi di libertà le opere di Mimmo Paladino, Marina Abramovic, Michelangelo Pistoletto, Emilio Isgrò.