"Mamma, mi compri i biglietti per l’autobus?" La richiesta della figlia Michela indispettisce un po’ la signora Mirna Milandri. Non può immaginare che quel semplice gesto darà il via a una serie di eventi che porteranno alla luce una storia incredibile. Una vicenda sconosciuta, sepolta sotto 75 anni di storia e nella quale le coincidenze ed i segni del destino hanno un che di quasi misterioso. Una vicenda raccontata nel libro ("Il soldato canadese e la bambina di cinque giorni") che sarà presentato stasera alle 20.30 a Palazzo Marini di Alfonsine. E così un sabato mattina dell’aprile 2019, la signora Mirna si ricorda dei biglietti e va ad acquistarli in una edicola che di solito non frequenta: prima coincidenza. La signora Milandri, oggi 63 anni e per 43 titolare della AppliGraf azienda grafica, è (seconda coincidenza) appassionata di vicende romagnole legate alla Seconda guerra mondiale ma anche di scrittura con 4 libri...

"Mamma, mi compri i biglietti per l’autobus?" La richiesta della figlia Michela indispettisce un po’ la signora Mirna Milandri. Non può immaginare che quel semplice gesto darà il via a una serie di eventi che porteranno alla luce una storia incredibile. Una vicenda sconosciuta, sepolta sotto 75 anni di storia e nella quale le coincidenze ed i segni del destino hanno un che di quasi misterioso. Una vicenda raccontata nel libro ("Il soldato canadese e la bambina di cinque giorni") che sarà presentato stasera alle 20.30 a Palazzo Marini di Alfonsine.

E così un sabato mattina dell’aprile 2019, la signora Mirna si ricorda dei biglietti e va ad acquistarli in una edicola che di solito non frequenta: prima coincidenza. La signora Milandri, oggi 63 anni e per 43 titolare della AppliGraf azienda grafica, è (seconda coincidenza) appassionata di vicende romagnole legate alla Seconda guerra mondiale ma anche di scrittura con 4 libri all’attivo. In edicola la sua attenzione viene catturata da un volume che racconta il passaggio del fronte di guerra negli anni 1944-’45: comincia a sfogliarlo. All’improvviso dietro di lei appare una signora minuta che le dice: "Quel libro non parla del passaggio del fronte nelle nostre zone, descrive quello sull’Appennino bolognese". Mirna allora chiede: "Perché lei lo ha letto?" "Certo – risponde l’anziana signora – perchè io nel ’44 quando avevo 5 giorni sono stata salvata da un soldato canadese di cui però non so il nome e di cui da sempre cerco notizie. Ma quel libro non ne parla".

Mirna ascolta quasi sbalordita la storia della donna e, complice anche l’arrivo di lì a pochi giorni di Alison, canadese presentatale dall’amico professor Gianluca Alberti che sarebbe giunta in città per cercare notizie del nonno rimasto ferito nella nostra zona (terza coincidenza), le fa una promessa: avrebbe trovato il nome e una foto del soldato canadese suo salvatore.

La protagonista femminile del libro si chiama Luciana Trerè. Nasce a Fusignano da mamma Emma e papà Aurelio il 13 novembre del ’44 e oggi vive a Forlì insieme ai figli Ingrid, Alan e Giordan, dopo la scomparsa nel 2015 del marito Marcello. La storia del suo miracoloso salvataggio, argomento mai affrontato dai genitori, le viene raccontata a 5 anni da nonna Teresa, morta poco dopo, che le dice anche che il soldato è morto ed è sepolto a Villanova di Bagnacavallo. Comincia così la ricerca di Mirna.

E dopo mesi di ricerche, verso la fine del 2019 riesce ad arrivare all’identità del soldato canadese: si chiamava Harold Stevens, nato ad Haysville Ontario il 20 ottobre 1922 e deceduto il 19 novembre 1944. Di religione mennonita i cui rappresentanti sono esentati da un articolo della Costituzione canadese dal servizio militare ma partito volontario (coincidenza numero 4) si è reso protagonista di un gesto eroico che gli è costato la vita. La sua famiglia non sapeva nulla di ciò: ora due suoi nipoti ed una zia sanno.

Sanno che quel giorno del 18 novembre 1944 Harold era di guardia sull’argine di un torrente fra Piangipane e Camerlona. In vista di una battaglia prevista fra tedeschi e alleati, alla popolazione fu consigliato di scappare. E così fecero quel 18 novembre ’44 mamma Emma, papà Aurelio e nonna Teresa che avanzava arrancando nel fango tenendo la piccola Luciana in un porte-enfant. Quando però deve scendere dall’argine e guadarlo, nonna Teresa, per la fatica e il freddo, sviene e la cesta che contiene Luciana cade in acqua e viene trascinata via dalla corrente. Mamma e papà la vedono scomparire dietro una curva del fiume. Dove è di guardia il soldato Harold. Che, sentito il pianto della bimba, abbandona il fucile, si toglie la giacca carica di munizioni che in acqua lo avrebbe appesantito, scende in acqua e raccoglie quel frugoletto, mentre il padre che non sapeva nuotare correva urlando "E’ mia! E’ mia!" sull’argine opposto. Così Harold torna al guado dove riconsegna la bimba ai genitori e alla nonna che la credevano già morta. Tutti piangono. Harold dà un bacio alla piccola, fa una carezza alla madre e stringe la mano al padre.

Giusto il tempo di fare pochi passi e una esplosione dilania l’aria. Il soldato Harold Stevens del reggimento Westminster inciampa in una mina tedesca. Col corpo dilaniato dalle schegge morirà il giorno dopo nell’ospedale allestito nei pressi di San Pietro in Vincoli. Morto dopo aver salvato una vita. Quella di Luciana a cui la foto del volto del suo ‘angelo’ salvatore è arrivata a Pasqua di quest’anno. Dopo un’attesa lunga 75 anni. (il libro che costa 25 euro ed è edito da Gedi, è acquistabile sui siti: www.ilmiolibro.it oppure wwwlafeltrinelli.it o scrivendo direttamente all’autrice mirnamilandri@tiscali.it)

Stefano Benzoni