Violenza (foto generica)
Violenza (foto generica)

Ravenna, 30 settembre 2018 - Si era confidata prima con la madre e, tempo dopo, con il padre. Per raccontare, pur con particolari differenti, delle presunte attenzioni sessuali subite dal patrigno mentre si trovava nel letto in uno stato di dormiveglia. Una vicenda finita sui tavoli della magistratura la quale, per venirne a capo, venerdì pomeriggio in un contesto protetto ha voluto ascoltare la bimba, all’epoca dei fatti di poco più di dieci anni d’età.

Oltre al gip Janos Barlotti, al pm Cristina D’Aniello, titolare del fascicolo, alla psicologa infantile incaricata dal tribunale e al padre della piccola accompagnato dall’avvocato Elena Giunti, c’era anche l’indagato, un ultracinquantenne incensurato e difeso dall’avvocato Francesco Papiani: l’uomo, un italiano come tutti gli altri protagonisti di questa vicenda, deve rispondere di atti sessuali con minorenne. Un’ipotesi formulata in quella che al momento è naturalmente un’indagine allo stato embrionale.

La bambina, che ha parlato per circa un’ora, ha ripercorso in buona sostanza la genesi della sua denuncia, inoltrata attraverso il padre.

Il contesto sociale dei fatti non è di quelli tali da potere apparire a una prima analisi a rischio: tutti incensurati e senza particolari sofferenze economiche. Come spesso accade, genitori separati. La bimba nel 2017 si era rivolta al padre per raccontargli di avere subito attenzioni particolari dal patrigno mentre dormiva a casa della madre a Ravenna in un giorno della primavera-estate di due anni prima.

L’uomo a quel punto era andato in breve a fare denuncia. Dalle successive verifiche, era emerso che la bimba già in precedenza alla madre aveva raccontato di quell’episodio a suo dire verificatosi mentre il patrigno si trovava a casa loro: tuttavia riferendole di un fatto meno pesante rispetto a quello confidato al padre e che avrebbe poi costituito la base delle indagini.

Forse la donna non aveva di conseguenza inquadrato il racconto della piccola come un possibile abuso sessuale, anche perché in quella stessa stanza era presente pure un altro bambino dunque potenzialmente testimone oculare dei fatti. E aveva lasciato stare continuando a frequentare l’uomo.

Di sicuro la piccola ieri ha confermato i lamentati palpeggiamenti. Da parte sua l’indagato non ha fin qui potuto fornire la propria versione dell’accaduto in quanto non è ancora stato sentito dagli inquirenti.

Gli atti sono tornati in mano al pm che dovrà ora decidere se esercitare o meno l’azione penale sul sospettato.