Alluvionati, Guidarello ad honorem: "Acqua e angoscia, poi siamo ripartiti"

Momento toccante ieri durante la cerimonia di consegna dei premi al Giornalismo al teatro Alighieri. È intervenuto un gruppo di donne, colpite con i familiari dagli eventi dello scorso maggio.

Alluvionati, Guidarello ad honorem: "Acqua e angoscia, poi siamo ripartiti"

Alluvionati, Guidarello ad honorem: "Acqua e angoscia, poi siamo ripartiti"

Il 2023 sarà ricordato in Romagna come l’anno dell’alluvione. E il premio Guidarello, giunto alla sua 52esima edizione, non poteva che partire da lì. Così, ieri sera al teatro Alighieri di Ravenna, il premio ad honorem è stato assegnato alla gente di Romagna. Quella notte del 16 maggio è stato l’avvio, preceduto da un’altra alluvione di inizio mese, di un dramma che ha visto 16 morti, 5 miliardi di metri cubi di acqua che hanno invaso le terre facendo esondare 23 fiumi e obbligando a sfollare circa 230.000 persone; i danni ammontano a circa 9 miliardi, la catastrofe più grave d’Italia e tra le tre peggiori al mondo nel 2023. A queste persone è andato un riconoscimento che, come ha detto il presidente di Confindustria Romagna Roberto Bozzi, ha voluto simbolicamente abbracciare tutti coloro che sono stati coinvolti dall’alluvione. "Il premio – come è stato ribadito da Bozzi – va alla gente di Romagna, uomini e donne, studenti e pensionati che si sono rimboccati le maniche; persone che hanno perso tutto ma non la fierezza e che sono ripartite mostrando al mondo intero la dignità e il piglio di una comunità unita. Il premio è un gesto per ringraziarli della dignità con cui hanno reagito e sono ripartiti".

Bruno Vespa, che ha condotto la cerimonia ed è anche il presidente della giuria del premio nazionale, ha detto di "non essere stupito da tutto questo, conoscendo il carattere dei romagnoli" e il sindaco di Ravenna Michele de Pascale ha sottolineato la dedizione e la serietà di un popolo che, avendo a disposizione "900 milioni stanziati per gli ammortizzatori sociali, ne ha usati soltanto 30 e ci sono persone che con le case distrutte sono andate a lavorare per rimettere in moto il tessuto produttivo". Quello del premio ad honorem "ci è sembrato – ha aggiunto Bozzi – un gesto, piccolo ma potente, per non spegnere i riflettori sulle persone che si sono ritrovate in un incubo di acqua e fango, di case distrutte, di ricordi da buttare, di certezze azzerate. Un gesto per ringraziarle di non essersi scoraggiate nonostante tutto, per aver reagito con dignità e aver cercato di rimettere insieme i cocci rimasti e ripartire. E un grandissimo incoraggiamento vogliamo mandarlo alle popolazioni toscane colpite dall’alluvione della scorsa settimana". Ora però, ha ribadito Bozzi, "l’inverno si avvicina e rende sempre più evidente le nostre fragilità, sempre più urgente una strategia nazionale e regionale di prevenzione e tutela del territorio, per agire prima e non dopo, nell’emergenza".

La gente di Romagna è stata rappresentata sul palco da Grazia Gordini e le sue figlie di Forlì, Sanja Cavina di Faenza, Federica Zanchini di Lugo, Marica Capelli di Cesena. I loro sono stati racconti drammatici. Grazia Gordini di Forlì li ha ricordati con le due figlie: "Abbiamo affrontato insieme tutto questo ed è giusto che siamo qui insieme ora e grazie all’aiuto di tante persone ci siamo rialzate. La sera del 16 eravamo in casa, siamo andati a vedere l’argine del Montone, abitiamo a 500 metri; di solito ci andavamo a passeggiare o in bici, per una passeggiata serena". Non è mai stato un pericolo, fino a quella sera: "Abbiamo guardato fuori e all’improvviso quel fiume era uscito dagli argini e stava arrivando davanti a casa nostra. Abbiamo cercato di salvare il salvabile. E scavalcando i mobili siamo salite al primo piano insieme ai gatti". "Era importante avere qualcuno accanto e io ero entrata in panico" ha continuato la giovane figlia ma le lacrime e la troppa emozione, ancora viva, hanno interrotto il flusso di pensieri tra gli applausi del teatro. Marica Capelli ha raccontato: "Era necessario farlo per poter ripartire, tirare una riga e guardare avanti. Io poi la notte ero a Milano e sono stata fortunata che ho avuto allagato solo lo scantinato". "Io ho visto l’acqua e sono scappata con il cane – ha detto Sanja Cavina - mi sono fermata un attimo e sono scappata via. Abito in una via in cui ci conosciamo tutti da sempre, era angosciante sapere che le persone a cui sei legata sono lì". Federica Zanchini ha chiuso raccontando di una notte terribile in cui si stava dormendo e all’improvviso "ti cade il mondo addosso".

Giorgio Costa