Di nuovo in classe con i compagni e gli insegnanti, ‘immersi’ nella didattica, e con la possibilità di confrontarsi e sfogarsi. Ma anche di nuovo con le mascherine e il timore di contagiarsi sui mezzi pubblici. Anche a Faenza ieri mattina i ragazzi delle superiori sono tornati in classe al 50%. Per qualcuno è un lieto ritorno, ma molti altri dicono che avrebbero preferito rimanere in didattica a distanza. E se qualcuno non fa mistero del fatto che: "da casa copiare è più facile", tanti evidenziano come il timore dei contagi e il necessario rispetto delle regole...

Di nuovo in classe con i compagni e gli insegnanti, ‘immersi’ nella didattica, e con la possibilità di confrontarsi e sfogarsi. Ma anche di nuovo con le mascherine e il timore di contagiarsi sui mezzi pubblici. Anche a Faenza ieri mattina i ragazzi delle superiori sono tornati in classe al 50%. Per qualcuno è un lieto ritorno, ma molti altri dicono che avrebbero preferito rimanere in didattica a distanza. E se qualcuno non fa mistero del fatto che: "da casa copiare è più facile", tanti evidenziano come il timore dei contagi e il necessario rispetto delle regole annullino il clima di ‘festa’.

"Avrei preferito continuare a distanza, ma non per la comodità – spiega Marco Calore, studente dell’Itip Bucci – ma fare lezione così è infattibile. Siamo molto vincolati dalle regole. Gli intervalli sono stati scaglionati per non far incontrare le classi, e nei giorni in cui abbiamo 6 ore facciamo la pausa dopo la seconda e poi abbiamo quattro ore di lezioni consecutive, che sono pesanti. Non puoi andare quando vuoi nel bagno che vuoi. La didattica a distanza era d’aiuto". Anche Alexander Hrynyuk, studente dell’Itip Bucci, la vede allo stesso modo: "Sarebbe meglio venire a scuola, però non così. Già il fatto di entrare in classe e vedere tutti con le mascherine è deprimente. Poi spesso le aule vengono arieggiate e alla fine c’è chi si sente male per il freddo e le mascherine. In casa almeno ti senti al sicuro".

Al liceo linguistico Torricelli, Ballardini Letizia, Andrea e Chiara raccontano che le giornate in presenza sono quelle che verranno usate per le verifiche: "Col fatto che a breve finisce il primo quadrimestre tutte le verifiche sono state fissate nei giorni in presenza, quindi alla fine è stressante. I contagi? Chi viene coi mezzi pubblici è preoccupato. Stamattina c’era una ragazza in treno con la mascherina abbassata". Molti studenti pensano anche che in ogni caso l’anno non finirà in presenza: "Tanto tra una settimana siamo di nuovo a distanza – dice Thomas al linguistico –. È stato bello rivedere i compagni, ma con tutte queste regole fa anche un po’ impressione". Meno preoccupata una compagna, "ma semplicemente perché mio babbo ha fatto il vaccino. Lui in famiglia era quello più rischio". Naturalmente c’è anche chi è contento di essere tornato: "In classe stai attenta per forza – dice una ragazza del linguistico –. Io poi sono timida, e stamattina ho avuto modo di confrontarmi con i prof, online facevo fatica a esprimermi". "A casa si perde il contatto umano ed è più difficile seguire – le fa eco un’altra ragazza dello scientifico –. La cosa triste è che si era pensato a tutti, tranne che a noi". I professori infine sono divisi. "La didattica in presenza piace a tutti – dice una docente dell’Its Oriani – ma va tenuta in considerazione anche la salute delle famiglie. Sicuramente alcuni ragazzi vivono con persone a rischio".

Sara Servadei