Ancora falle aperte nell’argine del Senio

Nella zona ci sono terreni agricoli: "Ci hanno detto che chiuderle non è impellente, ma qui ci sono le nostre aziende: sono di serie B?"

Ancora falle aperte nell’argine del Senio

Ancora falle aperte nell’argine del Senio

Il Senio non cessa di riservare sorprese e quelle scoperte lungo l’argine destro, da Biancanigo a Ponte del Castello, riflettono in pieno lo sconcerto che da mesi vivono molti imprenditori agricoli che hanno impianti frutticoli nei campi confinanti con il fiume, soprattutto nell’area di Casale, in territorio faentino. A maggio, lungo questo tratto, il Senio, oltre ad aver rotto l’argine sinistro in più punti, la qual cosa determinò gli allagamenti di Biancanigo, Castel Bolognese e poi Solarolo e giù verso valle, analoga sorte riservò all’argine destro in tre punti e i campi circostanti, per decine di ettari, furono raggiunti da oltre tre metri di acqua. Il fatto è che queste tre grandi falle sono ancora lì e con la piena di una settimana fa i campi sono stati di nuovo raggiunti dall’acqua che ha reso nuovamente impraticabili i terreni, tutti coltivati a frutto e li ha ricoperti di quintali di legname.

"Sorprende che l’azienda agricola sia considerata di serie B rispetto a quelle industriali. Anche noi investiamo denaro, anzi, questi frutteti sono stati impiantati proprio con i contributi regionali, decina di migliaia di euro e poi adesso la risposta che viene dalla Regione è che da questa parte del fiume non ci sono abitazioni a rischio (ma non è proprio così, ndr) e quindi la chiusura delle falle non è un problema impellente": Claudio Melandri è un giovane e attivo imprenditore agricolo che qualche anno fa ha investito ingenti somme, oltre ai contributi regionali, per avviare impianti di prugni e kiwi nei declivi che da via Almisana, dietro alla chiesa di Casale, scendono verso il fiume. E che ora, dopo aver visto praticamente azzerati i raccolti a causa delle inondazioni di maggio, davanti a quei due varchi da cui il Senio può uscire quando vuole, vede il futuro nerissimo. "Gli allagamenti di una settimana fa hanno di nuovo reso impraticabile il terreno e così i frutti non potranno essere trattati con gli antiparassitari e per la seconda volta non ci sarà produzione, o meglio ci sarà produzione che marcirà nella pianta, come è accaduto pochi mesi fa. Sia chiaro, per il passato confido negli indennizzi, a giorni verrà il perito, ma per il futuro sono preoccupatissimo: se non ripristinano l’argine qui siamo in balia delle piene e tutto si ferma".

Anzi, Melandri combatte ancora, ma il suo vicino, che di ettari devastati ne ha molti di più, coltivati a vite, ha abbandonato tutto. E più a monte, alla terza falla, un altro agricoltore, Gianluca Piancastelli, che ebbe anche la casa allagata, vive la stessa angoscia. Lungo il Senio, l’argine destro fu costruito dalla Regione fra la metà degli anni Settanta e gli anni Novanta unitamente all’argine sinistro, per porre rimedio alle disastrose e ripetute inondazioni dal dopoguerra agli anni ’70. Precisa Melandri: "Non c’è dubbio che spetti alla Regione chiudere le due rotte, ma finora non è stato fatto e siamo nella stagione delle piogge con tutte le conseguenze, come abbiamo visto una settimana fa. Dopo la prima rotta del 2 maggio feci presente ai tecnici regionali il rischio di ulteriore rottura dell’argine nel punto a valle di massima spinta, mi dissero che ero incompetente e dovevo stare zitto. Il 16 maggio il Senio ruppe dove avevo previsto! Non ci voleva la scala, bastava guardare le linee di corrente".

Tra le priorità, va da sé che in prima linea è la sicurezza delle abitazioni, dei centri abitati, ma a sei mesi dagli eventi di maggio, i lavori lungo questo tratto del Senio, accelerati anche dalla piena di una settimana fa e svolti in ‘somma urgenza’, sono conclusi; e allora lasciando aperte le due enormi falle sembra quasi che quelle decine di ettari coltivati vengano considerati una specie di ‘cassa di allagamento’ per eventuali future tracimazioni. "Se è così lo dicano e ne parliamo, perché questo non è terreno golenale. Qui ci sono proprietà, attività, posti di lavoro ed economie da salvaguardare. E quindi anche da risarcire a ogni futura inondazione!"

Carlo Raggi