I soccorsi del 118; Andrea Rossi
I soccorsi del 118; Andrea Rossi

Ravenna, 16 giugno 2020 - La morte di Andrea Rossi, lo studente 17enne dell’Engim deceduto sabato pomeriggio dopo un bagno in piscina a Marina di Ravenna, oltre al diffuso dolore, ha lasciato tanti dubbi. Dubbi soprattutto legati alle ragioni che possono avere alimentato un decesso così tanto prematuro e improvviso. Sotto questo profilo, molto potrà chiarire l’autopsia: si tratta nello specifico di un esame autoptico di natura amministrativa e non giudiziale, ovvero disposto dall’Ausl Romagna come chiarimento medico di una determinata situazione. Al momento dunque è lecito supporre che non esista un’inchiesta con ipotesi di reato anche se la procura, molto attenta al caso sin dalle prime battute, potrebbe in ogni momento decidere altrimenti attraverso il pm di turno Monica Gargiulo.

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Dal punto di vista dei soccorsi, le tempistiche, allo stato delle cose, non restituiscono criticità: l’auto con medico rianimatore a bordo è giunta in 12 minuti, mentre l’ambulanza è arrivata sul posto due minuti dopo. Altri aspetti utili a capire cosa esattamente sia accaduto al giovane, potrebbero essere rilevati dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza che hanno immortalato tutta la sequenza. Dal punto di vista formale, non è stata fin qui necessaria una loro acquisizione. Anche se i carabinieri della locale Stazione – che come accade in questi casi per tutte le caserme sparse sul territorio, hanno comunque raccolto informazioni sulla vicenda –, sanno dell’esistenza di quel video. E probabilmente il gestore della stabilimento nel quale si trova la piscina in questione, ha già dato la propria disponibilità a consegnarlo formalmente là dove ce ne fosse bisogno (non a caso ieri mattina alcuni militari sono stati visti recarsi sul posto).

Di fatto al momento, la dinamica di massima è quella emersa da alcune delle testimonianze dei presenti. Ovvero tutto è accaduto attorno alle 17 (a quell’ora difficile dunque ipotizzare una congestione da pasto abbondante): dopo circa un minuto di bracciate, il ragazzo avrebbe iniziato ad accusare i primi problemi quando si trovava in un punto in cui l’acqua è alta circa un metro e trenta (ciò escluderebbe dunque la sindrome da sommersione, ovvero l’annegamento). Una volta a bordo vasca, ecco l’attivazione dei soccorsi con l’utilizzo – purtroppo vano – di un defibrillatore da parte degli operatori del 118. Il quadro come fin qui delineato, farebbe dunque pensare a un improvviso malore, in ipotesi alimentato anche da patologia congenita: per confermare o meno questo scenario, occorrerà naturalmente attendere il risultato dell’autopsia in seguito alla quale saranno anche fissati i funerali del 17enne. Ultimo aspetto, è quello legato alla presenza di un canonico servizio di salvataggio: in quella struttura, per dimensioni e altezza del fondale, potrebbe cioè non essere necessario anche perché in ingresso c’è un addetto a controllare chi entra a fare il bagno.