Un focolaio di influenza aviaria è stato trovato in un allevamento familiare a Lugo: ad essere risultate positive al virus sono state due gru, non è chiaro di quale specie. Sarebbero arrivate da un rivenditore di un altro comune della Bassa Romagna. L’aviaria è stata lungo considerata, al pari dei coronavirus, come la malattia in grado di scatenare la "prossima grande pandemia". Ogni anno miete vittime - le due annate peggiori furono il 1997 e il 2003 (negli stessi dell’epidemia di Sars, con la quale non è in...

Un focolaio di influenza aviaria è stato trovato in un allevamento familiare a Lugo: ad essere risultate positive al virus sono state due gru, non è chiaro di quale specie. Sarebbero arrivate da un rivenditore di un altro comune della Bassa Romagna.

L’aviaria è stata lungo considerata, al pari dei coronavirus, come la malattia in grado di scatenare la "prossima grande pandemia". Ogni anno miete vittime - le due annate peggiori furono il 1997 e il 2003 (negli stessi dell’epidemia di Sars, con la quale non è in relazione) - ma a differenza dei più tradizionali ceppi d’influenza o dei coronavirus non si trasmette ancora da un umano all’altro, benché si sospetta che prima o poi il virus sarà in grado di farlo. Un rischio alla base dell’approccio molto prudente nei confronti dei casi di aviaria ogni qual volta si presenta.

Un tempo confinata negli allevamenti di anatre domestiche della Cina orientale, l’aviaria si è diffusa nel mondo nel 2005, non appena sono stati contagiati degli uccelli migratori, che a loro volta diffusero il virus in molte altre specie con cui entrarono in contatto nel lago Qinghai, nell’Asia centrale, dove migliaia di volatili sono soliti sostare durante le migrazioni.

Alla Regione la comunicazione delle positività è arrivata sabato scorso, il 23 gennaio, dall’istituto zooprofilattico delle Venezie, che ha eseguito gli esami sugli animali. Il presidente Stefano Bonaccini ha firmato un’ordinanza urgente per contenere l’eventuale diffusione del virus. In particolare e’ stata istituita per 21 giorni una zona di protezione con un raggio di tre chilometri dall’allevamento, e per 30 giorni una zona di sorveglianza con un raggio di 10 chilometri, che comprende anche alcuni comuni limitrofi. Ogni movimentazione o spostamento di animali è di conseguenza vietato. Tutti agli animali all’interno della zona di protezione dovranno essere trasferiti e confinati all’interno di un edificio, in modo da ridurre al minimo i contatti con i volatili selvatici. Sono previsti abbattimenti degli animali infetti.

Inoltre i veicoli e le attrezzature utilizzate, che sono potenzialmente contaminate, dovranno essere sottoposti a disinfezione. Sarà inoltre avviato un censimento di tutte le aziende avicole e degli animali presenti, mentre i veterinari faranno un sopralluogo nelle aziende commerciali per verificare eventuali situazioni a rischio, e per sottoporre ad esame clinico il pollame e gli altri volatili.

Dovrà inoltre essere comunicato all’Ausl ogni aumento di morbilità, mortalità o variazione significative nella produzione di uova o diminuzione del consumo giornaliero di mangime.

f.d.