Bullismo a Ravenna, chat choc e pure un coltello (foto Corelli)
Bullismo a Ravenna, chat choc e pure un coltello (foto Corelli)

Ravenna, 14 aprile 2019 - A guardarli nelle foto segnaletiche, sono ancora praticamente tutti dei ragazzini, le facce paciose e le guance piene della prima adolescenza. Di quelli a cui da genitore regaleresti ancora l’uovo di Pasqua o rimboccheresti le coperte prima del sonno. Del resto hanno tra 13 e 17 anni: ragazzini si diceva. Ma tra il gruppo dei denunciati dalla polizia per presunti episodi di bullismo ai danni di quattro loro coetanei, c’è chi addirittura in chat si vantava di odiose intimidazioni che ti aspetteresti arrivare da ben altro tipo di criminalità e in ben altro contesto sociale.

E invece era accaduto in un bar del pieno centro di Ravenna: un due giovanissimi erano stati insultati dal gruppo; poi qualcuno li aveva schiaffeggiati e costretti a rimanere seduti in silenzio e a occhi bassi per vari minuti davanti al locale altrimenti «vi spacchiamo le ossa». E in una delle chat poi acquisite dalla divisione Anticrimine della questura, questo era stato il resoconto di chi credeva evidentemente di avere fatto l’impresa: «Fate tanto i fighi eh ti dico solo che quelli del tuo gruppo li abbiamo comandati a bacchetta li abbiamo detto di stare seduti a guardare per terra e lo hanno fatto e se offendete uno offendete tutta Ravenna state a casa che non avete l’età».

Solo il primo dei cinque episodi contestati nell’avviso di conclusione inchiesta a firma del pm Simone Purgato e notificato a 15 minori, tutti quelli con più di 14 anni. Siamo a fine gennaio 2018 e il gruppo aveva prima accerchiato in piazza Caduti i quattro considerati rivali. E poi li aveva costretti a seguirli fino in piazza Unità d’Italia. E lì, ecco piovere calci e pugni: alcuni avevano menato, altri era solo presenti. Uno dei picchiati, era stato scaraventato pure contro un muro.

E infine i due che non erano riusciti a scappare, erano finiti alla gogna sulle sedie esterne di un bar. Ma è l’ultimo episodio quello più inquietante. La sera è quella del 28 aprile sempre 2018 e alla casa dove tre dei ‘rivali’ stavano trascorrendo la serata, ecco palesarsi un gruppetto di cinque degli indagati: uno impugnava un cutter. Anche questa volta tutto ampiamente documentato nelle chat di Whatsapp e Instragram: «Se vedi quello (...) allontanati che ti vuole fare male credo e ha un coltellino», avverte una ragazza scrivendo a uno dei quattro. L’ammonimento arriva quando è chiaro che gli investigatori si stanno muovendo: «Perché è arrivata una denuncia da parte tua – continua la stessa giovane – (...) perché stavo calmando un tipo che ti voleva alzare le mani e aveva un coltello e l’ho calmato ma boh. Hai chiamato la pula quindi boh».

Sempre lei ha le idee chiare sul gruppo: «E comunque sai anche tu che menano gente a caso». Del resto come dubitarlo almeno dal tenore di questo messaggio di uno degli indagati scovato in un’altra chat: «Non dovete girare dove siamo noi. Non vi dobbiamo vedere. Un giorno di questi veniamo davanti la tua scuola. E fai meno il figo che quello che abbiamo fatto a (...) non è nulla rispetto a quello che potremo fare a te».