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19 apr 2022

Capannone bruciato, regole di messa in sicurezza

Incendio di via Proventa, l’ordinanza del Tar: giusto che venga coinvolta anche la proprietà del manufatto distrutto dalle fiamme

Il complesso artigianale di via Proventa a Faenza andò distrutto la notte del 26 gennaio (Tedioli)
Il complesso artigianale di via Proventa a Faenza andò distrutto la notte del 26 gennaio (Tedioli)
Il complesso artigianale di via Proventa a Faenza andò distrutto la notte del 26 gennaio (Tedioli)

Al momento “sembrano essere state correttamente rivolte anche alla proprietaria” le prescrizioni comunali sullo smaltimento delle acque inquinate sulla messa in sicurezza del complesso artigianale di via Proventa a Faenza distrutto la notte del 26 gennaio scorso da un furibondo incendio. Per questa ragione, con apposita ordinanza, il Tar di Bologna ha respinto la richiesta della Fraer Leasing spa di sospendere l’atto comunale notificato l’8 febbraio scorso e avente come oggetto le “prescrizioni a tutela della pubblica e privata incolumità” oltre alle “misure di prevenzione e messa in sicurezza”. Una decisione, quella presa dalla corte bolognese presieduta dal giudice Giancarlo Mozzarelli, arrivata in attesa della sentenza di merito sulla richiesta della Fraer, tutelata dagli avvocati Filippo Brunetti e Nicola Tursi, di annullare l’ordinanza del Comune e, a cascata, ogni altro atto collegato comprese le note dell’Unione della Romagna faentina dell’1 e del 16 febbraio. Il ricorso, oltre al Comune manfredo rappresentato dagli avvocati Maria Cristina Tassinari e Pierangelo Unibosi, ha interessato anche l’Unione (non costituitasi in giudizio); l’utilizzatrice della struttura in leasing, la Antarex Arredamenti srl (avvocati Marta Rolli e Stefano Versari) e la Atim srl (non costituitasi). I giudici hanno rilevato che, secondo una memoria comunale, le misure di “interdizione all’immobile sino alla verifica della stabilità” e gli “interventi eventualmente necessari alla sicurezza”, sono “stati adempiuti dalla Antarex”. In generale dalla giurisprudenza di settore – prosegue l’ordinanza - emerge che “nei rapporti tra responsabile della contaminazione e proprietario incolpevole”, quest’ultimo è “nondimeno tenuto ad adottare le misure di prevenzione e messa in sicurezza” anche se gli interventi definitivi - bonifica e ripristino ambientale compresi - sono “a carico del responsabile della contaminazione”.

E dunque la messa in sicurezza del capannone di via Proventa “non ha di per sé natura sanzionatoria ma costituisce misura di prevenzione danni” rientrando cioè nell’alveo delle precauzioni senza “presupporre accertamento di dolo o di colpa”. La spa è stata da ultimo condannata a pagare 1.000 euro alle due parti costituite (Comune e Antarex) a titolo di compenso per la difesa tecnica. Sul fronte penale prosegue intanto l’inchiesta di squadra Mobile, polizia Scientifica, guardia di Finanza e Niat (nucleo investigativo antincendio territoriale dei vigili del fuoco di Bologna) coordinata dal pm Silvia Ziniti. Al momento sono due i nomi iscritti sul registro degli indagati per le ipotesi di reato di incendio e di danneggiamento fraudolento di beni assicurati: si tratta dei legali rappresentanti delle società Atim ed Emiro Holding difesi rispettivamente dagli avvocati Ernesta Siracusa ed Ermanno Cicognani. La prima aveva in deposito nel sito semi-distrutto decine di fotocopiatrici di grosse dimensioni andate distrutte; la seconda - con sede a Lugano ma di proprietà di un faentino - utilizzava una porzione del capannone in uso alla prima come deposito di vestiti da sposa non intaccati dalle fiamme ma comunque danneggiati dal fumo.

L’incendio era divampato all’interno dell’ala in locazione alla Atim, separata dalla porzione in subaffitto per gli abiti da sposa da un cartongesso crollato. Nell’accertamento tecnico irripetibile disposto dalla procura per fare luce sul rogo, come parti offese sono stati convocati Antarex, Fraer e Axa, l’assicurazione di Atim.

Andrea Colombari

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