ANDREA COLOMBARI
Cronaca

Dalle carte del Csm un caso sull’ex presidente del tribunale Michele Leoni

Era stato avviato un procedimento disc iplinare su eventuale incompatibilità sia ambientale che funzionale: ma lui si è dimesso prima e tutto è stato archiviato

Ravenna, 8 novembre 2023 – Così è, se vi pare. Oppure date voi all’accaduto l’interpretazione che preferite. Qui di seguito ci limiteremo a elencare i fatti esattamente come esposti in un recentissimo ordine del giorno del Csm. Nessuna azione da servizi segreti, visto che il documento è stato pubblicato sul sito dedicato. Fonte aperta, si direbbe in gergo semi-giovanilistico, per un argomento sul quale sinora le aperture sono state poche, per non dire nessuna: "La situazione ambientale in cui versa il Tribunale di Ravenna", si legge nella proposta di archiviazione accolta dal Consiglio.

Michele Leoni
Michele Leoni

La partita non era certo di retrovia: si trattava di valutare "possibili profili di incompatibilità sia ambientale sia funzionale con il tribunale di Ravenna". A carico di chi? Dell’ex numero 1, il già magistrato Michele Leoni, forlivese. Tutto da declinare al passato con una sequenza di date che esponiamo in maniera algida: il 5 ottobre scorso il dottor Leoni, in quel momento presidente del tribunale, comunica le sue dimissioni dalla magistratura a partire dal 9 ottobre, vigilia del giorno (10 ottobre) individuato dalla Prima commissione del Cms per ascoltarlo sul procedimento disciplinare aperto a suo carico. Una facoltà che il diretto interessato, dopo una memoria difensiva giunta il 25 settembre, declina "per ragioni di salute". L’11 ottobre l’assemblea plenaria delibera l’accettazione delle dimissioni con conseguente stop del procedimento: il vaglio disciplinare dei magistrati del resto può essere solo su colleghi. Tutto chiaro, tutto chiuso.

Ma dato che la cosa ha riguardato una funzione di indubbio interesse pubblico (l’amministrazione della giustizia), proveremo ad addentrarci nella questione usando il misurino del Csm. Per scoprire che - si legge nel documento - tutto era partito da una segnalazione che il 13 giugno 2022 lo stesso dottor Leoni aveva fatto nei confronti di un precedente presidente del tribunale, in quel momento applicato ad altra sede. Il fascicolo si era poi dipanato attraverso una nota con la quale il magistrato in questione aveva sciorinato le ragioni che, "a suo dire, avrebbero reso assolutamente incompatibile un suo rientro" a Ravenna. Altra carta era giunta sui tavoli romani quando un secondo magistrato ravennate, attraverso una nota del 28 febbraio 2023, si era detto disponibile a un trasferimento in altra sede. Entrambi indicavano "ragioni di incompatibilità" con lo stesso nome: il dottor Leoni. E, silenziosamente, alcuni tra cancellieri e magistrati ravennati erano stati sentiti la scorsa estate nella cornice della canicola romana.

L’attività istruttoria aveva spinto la Prima commissione a ritenere infine "necessario procedere ad accertamenti" sull’allora presidente del tribunale nostrano. Le contestazioni erano variegate a partire da un "atteggiamento ingiustificatamente ostile e denigratorio" - si legge - nei confronti del precedente presidente. E a questo punto fa capolino la cronaca giudiziaria: ricordate l’omicidio di Ilenia Fabbri a Faenza? Ecco: nelle motivazioni dell’ergastolo per marito e sicario, vergate dal dottor Leoni, al predecessore era "stata in sostanza attribuita una sorta di responsabilità morale dell’omicidio per avere redatto una ’sciagurata ordinanza’ nell’ambito della causa civile di separazione".

Tra le voci, troviamo anche l’avere "collocato nella stanza ancora usata" dal predecessore, "una sua foto di famiglia". E, attraverso un "decreto di variazione tabellare", l’avergli assegnato "circa 2.000 fascicoli di amministrazione di sostegno transitati dai ruoli di 6 giudici e 256 procedimenti di volontaria giurisdizione". In quanto all’altro magistrato ravennate, tra le voci compaiono l’avere "dubitato dell’autenticità di una certificazione medica" dell’ospedale. E l’avere "interferito chiedendo che l’udienza" in corte d’assise per la morte del medico di Campiano Danilo Molducci, "fosse anticipata"; ma soprattutto l’avere dato un’occhiata al "fascicolo del procedimento" per omicidio a carico di figlio e colf nonostante lui fosse proprio il presidente di quella corte. Tanta carne al fuoco, ma nessuno potrà mai sapere le reali conseguenze del menù: tutto archiviato.