Ravenna, 10 settembre 2018 - L’Apimai, associazione di agricoltori e contoterzisti della provincia di Ravenna, lamenta danni colturali per alcuni agricoltori che hanno in atto coltivazioni di secondo raccolto nella zona di attingimento del fiume Ronco dalla chiusa di San Bartolo, nei canali ad esso collegati nella zona Madonna dell’Albero e San Bartolo. 

Una situazione determinata, come riscontrato dal Consorzio di Bonifica della Romagna a seguito di un sopralluogo effettuato mercoledì scorso, dalla perdita pressoché totale dell’invaso accumulato all’interno del suddetto corso d’acqua presso la chiusa di San Bartolo. In una lettera inviata all’Arpae, alla sede di Ravenna dell’Agenzia regionale sicurezza territoriale e protezione civile nonché all’amministrazione provinciale di Ravenna, il Consorzio rileva che il problema è causato da "evidenti fenomeni di sifonamento all’interno del sito produttivo idroelettrico in gestione alla forlivese Gipco srl e più precisamente nel canale di adduzione alla turbina, pregiudicando l’approvvigionamento idrico a favore degli utenti del Consorzio di Bonifica".

Inoltre il Consorzio segnala la "potenziale pericolosità del disservizio accertato per la condizione statica della chiusa di San Bartolo realizzata sul Ronco e regolata da apposita convenzione siglata il 16 maggio 2005 tra l’ex Consorzio di Bonifica della Romagna Centrale (ora confluito nel Consorzio di Bonifica della Romagna) e la struttura operativa territoriale della Regione Emilia-Romagna cui compete la titolarità degli interventi in alveo". 

Nel riservarsi di disporre la tutela propria e dei suoi consorziati per gli eventuali danni causati dal disservizio dell’impianto idroelettrico nei confronti dell’attività agricola in pieno svolgimento e dalla conseguente interruzione del servizio irriguo di supporto, il Consorzio chiede ai suddetti Enti di intervenire quanto prima, nelle rispettive competenze, allo scopo di valutare le condizioni in atto e disporre gli interventi di ripristino delle corrette condizioni di deflusso.

Il direttore dell’associazione Roberto Scozzoli spiega che "riguardano prodotti come spinacio e bietola da costa seminati all’incirca il 29 agosto, i quali nelle prime fasi di sviluppo vegetativo necessitano di numerosi interventi di irrigazione cadenziati ogni 6-7 giorni per accompagnare la crescita della pianta fino alla raccolta. È evidente che allo stato attuale la mancanza di irrigazioni nei tempi opportuni compromette sicuramente la produzione. Tale mancanza di acqua irrigua si lamenta anche nel fagiolino che nelle ultime fasi di pre-raccolta ha bisogno di acqua per il raggiungimento degli standard qualitativi. Pertanto è evidente i danni che registreranno le aziende agricole in termini di mancata resa e/o i danni qualitativi che avranno in fase di conferimento dei prodotti alle industrie che ritirano il prodotto con contratto di coltivazione. Ci si chiede come non si poteva prevedere anticipatamente questa situazione e prevedere un’ordinaria manutenzione in grado di garantire la normale utilizzazione dell’acqua di irrigazione".