Cig, in 7 giorni duemila lavoratori in più
Cig, in 7 giorni duemila lavoratori in più
"Servono uno shock di investimenti e una forte collaborazione sul piano provinciale con le Istituzioni per guidare la ripresa". Marinella Melandri, segretaria generale della Cgil ravennate, ha in mano i più recenti dati relativi alla cassa integrazione, risalgono al 23 febbraio. Ci sono alcune tendenze, rispetto a precedenti rilevazioni, che preoccupano particolarmente. "La prima è sicuramente la velocità con la quale aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali. In poco più di una settimana siamo saliti da 4100 a 6546 lavoratori, oltre 2mila in più. Altra preoccupazione deriva...

"Servono uno shock di investimenti e una forte collaborazione sul piano provinciale con le Istituzioni per guidare la ripresa". Marinella Melandri, segretaria generale della Cgil ravennate, ha in mano i più recenti dati relativi alla cassa integrazione, risalgono al 23 febbraio. Ci sono alcune tendenze, rispetto a precedenti rilevazioni, che preoccupano particolarmente.

"La prima è sicuramente la velocità con la quale aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali. In poco più di una settimana siamo saliti da 4100 a 6546 lavoratori, oltre 2mila in più. Altra preoccupazione deriva dal crescente numero di grandi aziende che fanno ricorso alla cassa integrazione".

Nel mondo del lavoro a tempo indeterminato sono in ‘cassa’ 6546 lavoratori: almeno 3mila appartengono al settore dei servizi e del commercio e provengono da una miriade di piccole aziende; 1700 sono metalmeccanici con un progressivo interessamento delle industrie maggiori, 830 del comparto ceramica-energia. "Poi c’è un numero di lavoratori che quantitativamente può sembrare basso, ma che percentualmente, rispetto agli occupati, è molto elevato. Sono i 110 dipendenti che operano nella cultura e nello sport. Parliamo di persone che non percepiscono lo stipendio da mesi e mesi", aggiunge Melandri.

Tra le grandi aziende che ricorrono agli ammortizzatori ci sono anche mense e imprese di pulizie. "Le aziende non hanno più la possibilità di programmare la produzione, fino a quando non avremo una percentuale elevata di persone vaccinate contro il virus, non potremo pensare di tornare alla normalità. E gli effetti si fanno sentire – dice ancora la segretaria della Cgil –. Aspettiamo di vedere se ci sarà la proroga dei licenziamenti, la cui scadenza è ora fissata al 31 marzo, e un ulteriore prolungamento della ‘cassa’, non vorrei che l’impennata della cig fosse il prologo della prossima interruzione dei rapporti di lavoro".

A questi numeri vanno poi aggiunti i posti a tempo determinato persi la scorsa estate, qualcosa come 5400 assunzioni in meno. C’è un calo delle domande di Naspi (la vecchia ‘disoccupazione’), per importi comunque più bassi e per periodi inferiori. "C’è una maggiore precarietà anche nell’integrazione del reddito" aggiunge Melandri, che introduce un altro tema: l’aiuto alle imprese.

"Faccio un esempio chiaro: l’elettromeccanica della Bassa Romagna. E’ un settore in rapida evoluzione, con un indotto molto importante. Ci sono trasformazioni in atto sui mercati che impongono alle nostre aziende di reagire o usciranno di scena. Anche perché i mutamenti erano in atto già prima della pandemia e ora tutto è accelerato. Serve una ‘regia’ per la ripresa".

Il patto per il lavoro sottoscritto a livello regionale "già dà delle indicazioni, speriamo che il Recovery Fund produca veramente una scossa, ma la Romagna e Ravenna hanno bisogno di uno

shock di investimenti con il contributo delle istituzioni locali per guidare la ripresa".

Lorenzo Tazzari