Paolo Balzani con la divisa  del Classe
Paolo Balzani con la divisa del Classe

Ravenna, 23 aprile 2019 - La comunità di Porto Fuori, ma anche quella di Classe, sono di nuovo in lutto. La scomparsa di Paolo Balzani ha toccato profondamente i due centri alle porte della città. Paolo aveva 8 anni, abitava a Porto Fuori e giocava a calcio nel Classe. Una terribile malattia, con cui ha convissuto da vero eroe fra alti e bassi, fra speranze e batoste, se lo è portato via il giorno di Pasqua. Fino a giovedì, aveva frequentato la scuola. Poi, venerdì, nel contesto di una visita di controllo a Bologna, la situazione è precipitata. «È un angelo che vola in Paradiso – ha commentato don Bruno, parroco di Porto Fuori che lo aveva battezzato – ed è un altro dei miei figli che se ne va».

Il funerale si è svolto nel pomeriggio nella chiesa di Porto Fuori dove lo stesso don Bruno ha celebrato la santa messa. Accanto alla mamma Tamara e al babbo Marco, uniti in matrimonio proprio da don Bruno, si sono stretti parenti, amici e compagni di scuola. Presente anche una delegazione dell’unione sportiva dilettantistica Classe.

Particolarmente scossa infatti è anche la comunità sportiva di Classe e, in particolare, il sodalizio calcistico del presidente Antonio Cavina che, in pochi mesi, ha pianto la scomparsa dell’allenatore Stefano Evangelisti a gennaio e, a febbraio, quella di Daniele Biondi, colonna portante e storico segretario del settore giovanile del club biancorosso. «Dicono che bisogna farsi forza, andare avanti e tenere la testa alta – ha raccontato il presidente Antonio Cavina – ma non è facile. Paolo era un bambino, uno dei nostri 200 allievi del settore giovanile. Facevamo tutti il tifo per lui. E, tutti, pensavamo che potesse superare il problema di salute. La notizia ci ha scosso profondamente. Siamo di fronte all’ennesimo lutto. Domenica prossima, la nostra prima squadra giocherà col lutto al braccio».

Paolo – tifosissimo della Juve e fan dei suoi portieri, da Ganluigi Buffon a Wojciech Szczesny, che aveva ammirato anche dal vivo – aveva ereditato la passione per il calcio, nonché l’indole da portiere, da papà Marco.

A ricordarlo è Domenico Bellino, responsabile della scuola calcio e dell’attività di base del Classe, suo allenatore per tre anni: «Il calcio era la sua vita. Paolo era un bambino d’oro, di una simpatia unica e contagiosa. Sempre sorridente e pronto alla battuta. Fin dal primo giorno che si era presentato al campo, aveva mostrato grande passione. Voleva fare il portiere, ed infatti era nato per fare il portiere. Ricordo l’ultima partita giocata qualche settimana fa a Pinarella. Aveva perso ed era molto contrariato. Ma, dopo la doccia, era tornato a sorridere. Il sorriso con cui lo ricorderemo sempre».