Ravenna, 10 marzo 2018 - Ti sposi? Vuoi avere figli nei prossimi quattro anni? Scordati il lavoro. È questo il drammatico messaggio ricevuto da una quarantenne ravennate, che chiameremo Roberta, durante un colloquio per un impiego in una prestigiosa struttura turistica della riviera ravennate, che si è tenuto, ironia della sorte, proprio il giorno della festa della donna.

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«Partiamo dal presupposto che, tra le prime domande che mi sono state rivolte – racconta la donna –, molto prima di quelle finalizzate a indagare la mia professionalità, mi è stato chiesto per quale motivo il mio precedente contratto di lavoro fosse terminato, quasi come se si volesse insinuare che la colpa della fine del rapporto lavorativo dipendesse da me. Già ha cominciato a mettermi a disagio e in difficoltà, perché ho cominciato a sentire il pregiudizio».

Ma questo è stato solo l’inizio perché, al termine del colloquio, Roberta ha comunicato di avere fissato la data del matrimonio: 8 settembre, durante la stagione turistica. Ma – ha continua lei – «il viaggio di nozze lo faremo in inverno, quindi nel caso mi servirebbero solo il giorno prima, il giorno stesso e il giorno dopo, se possibile, altrimenti va bene anche solo il giorno stesso». Una precisazione forse dovuta, sicuramente sincera e chiara a cui il direttore della struttura ha replicato con un discorso a dir poco discriminatorio. In buona sostanza l’uomo, come racconta la giovane, ha affermato che, «nell’ambito della programmazione del lavoro, io ho bisogno di sapere se lei da qui a quattro anni avrà intenzione di avere figli, perché già mi sta parlando di matrimonio e le cose possono cambiare».

La ragazza è rimasta a dir poco sbalordita, tanto che ha deciso di replicare affermando che per i prossimi quattro anni il tempo deciderà lei come gestirlo. Anche perché decisioni private e delicate come il matrimonio o la maternità non possono diventare fattori discriminanti in sede di colloquio di lavoro. Va sottolineato pure il fatto che tutto questo va oltre la valutazione della professionalità. Ora gli interrogativi che si aprono sono diversi: ma siamo ancora a questo punto? Le donne nel 2018 sono ancora costrette a mentire sullo stato civile o sul ciclo di una vita normale? Roberta, nonostante la cocente delusione chiede anche se non si possa fare qualcosa di concreto per «aiutare fiscalmente le aziende» in modo che possano «garantire il diritto alla femminilità».