"Con piogge così non c’è modo di fermare l’azione dell’acqua"

Oggi alle 17 il meteorologo Luca Mercalli sarà videocollegato al cinema. Sarti per un focus sui cambiamenti climatici e sulla difesa del suolo.

"Con piogge così non c’è modo    di fermare l’azione dell’acqua"

"Con piogge così non c’è modo di fermare l’azione dell’acqua"

Il meteorologo e climatologo Luca Mercalli sarà videocollegato oggi al cinema Sarti, a partire dalle 17, per un focus dal titolo ‘Cambiamenti climatici e difesa del suolo’, dedicato agli iscritti all’Ordine degli architetti ma aperto al pubblico.

Professor Mercalli, dopo questa alluvione si può dire che le previsioni meteo abbiano evitato una strage, non è così?

"Esattamente. Davanti ad eventi come questi la nostra generazione deve avere ben chiaro che il discrimine coincide con il riuscire a scongiurare l’ecatombe. La Romagna ce l’ha fatta – nella notte del 16 maggio si temeva un numero di vittime esponenzialmente più grande delle quindici poi registrate – il Belgio e la Germania due anni fa non riuscirono a scongiurare la strage, e contarono appunto 243 morti. Quando la pioggia supera soglia non ci sono barriere di difesa: l’acqua, una volta caduta, da qualche parte deve andare".

La pioggia non è però la sola responsabile per quanto accaduto il 2 maggio e il 16 maggio, non è così?

"Occorre evitare la caccia al colpevole. Da un lato non possiamo attribuire un evento estremo come questo unicamente ai cambiamenti climatici, dall’altro siamo obbligati a guardare in faccia gli errori urbanistici che hanno reso questo territorio così fragile. L’alluvione ha colpito anche il centro storico di Faenza, di epoca romana, ma lì nessuno è stato a rischio della vita, non si è dovuta mettere in campo la mole di salvataggi che invece è stata necessaria nelle parti di città più vicine al fiume".

In quei quartieri, rivelatisi bombe a orologeria, si potrà tornare a vivere?

"Non possiamo rispondere a decine di migliaia di persone che per essere al sicuro devono andarsene dalle aree in cui vivono. Va tenuto presente che i cambiamenti climatici aumenteranno la frequenza di questi eventi: in alcune situazioni estremamente localizzate potrebbe essere più saggio non ricostruire. In altre occorrerà fare dei compromessi, ad esempio rendendosi conto che cantine, garage e seminterrati non sono più luoghi sicuri".

La pulizia dei fiumi è diventata un terreno di scontro ideologico con pochi precedenti, non trova?

"Anche qui mi trovo costretto a far notare che davanti a episodi come questo è impossibile evitare che i detriti arrivino nei fiumi. Nei corsi d’acqua sono franate intere colline, con tutta la vegetazione che ospitavano. Sono crollati negli alvei interi pezzi di bosco. Quando piove per due giorni con quelle intensità non c’è modo di fermare l’azione dell’acqua".

Se in pianura l’alluvione ha avuto un grosso aiuto dalla pessima progettazione urbanistica, in montagna sono franati costoni di roccia, faggete, castagneti secolari dove la mano dell’uomo era a malapena intervenuta.

"E’ uno dei responsi di questa alluvione più difficile da accettare, me ne rendo conto. Dobbiamo essere chiari e dirci che non esiste il modo di impedire che una collina frani. Si può tentare di farlo su porzioni di strade particolarmente importanti, ma non esistono le risorse per mettere in sicurezza tutto il territorio montano. Un cedimento inaspettato può sempre verificarsi. Dobbiamo imparare ad adattarci, a convivere con questi episodi, tenendo però presente che grazie alle previsioni meteorologiche oggi salvare le vite umane è sempre possibile. E questo, lo ripeto, è il vero discrimine".

La vera domanda è: a cosa dobbiamo adattarci? A un pianeta più caldo di solo un grado mezzo, o di cinque gradi più caldo?

"Non credo sia ancora possibile mantenere il riscaldamento globale entro un grado e mezzo rispetto all’epoca preindustriale, come auspicato dagli accordi internazionali. Più probabilmente finiremo con l’attestarci sui tre gradi in più, benché non sia da escludere un aumento fino ai 4 o 5 gradi. Tutte ipotesi che impongono misure di natura diversa nei territori più esposti all’innalzamento dei mari, in primis a Ravenna. Non si tratta di farci prendere dal panico, ma di fare prevenzione. Il mare sale di 4,6 millimetri l’anno: abbiamo il tempo di mettere in campo gli interventi necessari".

Filippo Donati