Elisa Schiffino
Elisa Schiffino

Ravenna, 25 marzo 2020 - Dottoressa Schiffino, è di poche ore fa la notizia dell’inaugurazione, proprio a Crema, di un ospedale da campo, allestito in tempi record per tamponare l’emergenza.
"Qui siamo in una situazione molto complicata. Molti miei colleghi sono a casa in isolamento perché positivi al virus, quindi lavoriamo costantemente sotto organico. In più, il numero enorme di pazienti che affolla quotidianamente il pronto soccorso e i reparti ci mette a dura prova".
Che cosa angoscia di più le sue giornate nei corridoi della terapia intensiva?
"Sapere di essere l’ultimo anello di una catena che è sul punto di spezzarsi. Nel momento in cui entra in gioco l’anestesista rianimatore, significa che il paziente è in una situazione disperata. La sfida è provare, nonostante tutto, a salvarlo. Tuttavia, spesso caparbietà e testardaggine non sono sufficienti a mantenerlo in vita".
Ha paura di contagiarsi come tanti medici?
"Cerco di stare attenta. Le operazioni di vestizione e svestizione durano circa mezz’ora. Le basti pensare che, man mano che tolgo i vari strati di protezione che ho addosso, devo cambiare almeno cinque paia di guanti. Si lavora per otto ore in condizioni davvero difficili: a fine turno, abbiamo i segni delle mascherine sul viso e le mani rattrappite, come se le avessimo tenute in ammollo per otto ore".
Le capita mai di pensare a quando l’emergenza sarà finita?
"Venendo dalla Riviera, a volte mi domando come sarà la nostra estate. Purtroppo, temo che sentiremo parlare del virus ancora per parecchio: ormai è chiaro a tutti che si tratta di una malattia cattiva, non facile da estirpare. Eppure, credo che, in fondo, ne avessimo bisogno: ci voleva uno schiaffo in faccia per convincerci a fermarci e cambiare finalmente il nostro stile di vita".
m.d.f.