Il dottor Paolo Tarlazzi, a destra, accanto alla tensostruttura fuori dall'ospedale (Zani)
Il dottor Paolo Tarlazzi, a destra, accanto alla tensostruttura fuori dall'ospedale (Zani)

Ravenna, 29 marzo 2020 - Reparti che cambiano e professionisti che hanno accettato la sfida di mansioni nuove. La sanità da settimane è in continuo mutamento per affrontare sempre meglio il Coronavirus, e anche al Santa Maria delle Croci tanto è cambiato e tanto altro è destinato a cambiare. Ne abbiamo parlato col direttore sanitario dell’ospedale Paolo Tarlazzi.

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Tarlazzi, uno dei temi più discussi è la solitudine dei pazienti contagiosi che non possono ricevere visite. Ci sono progetti per tenerli in contatto coi parenti?
"Ogni unità operativa sta trovando un proprio equilibrio, gli operatori si fanno in quattro. Ogni reparto sta cercando di informare i famigliari, optando per delle fasce orarie in cui contattarli e aggiornarli. I degenti possono tenere con sé il telefono, con cui almeno per messaggi possono comunicare coi famigliari".

Si sta parlando di possibili farmaci utili contro il virus, come antimalarici e antivirali. Vengono usati anche a Ravenna?
"Sì. Già in Pronto soccorso nei pazienti fortemente sospetti si inizia subito un trattamento antimalarico e antivirale a tappeto. L’antimalarico sembra avere un certo effetto nel diminuire l’attecchimento del virus all’organismo, mentre l’antivirale ne rallenta la crescita".

Ci sono dei ‘punti in comune’ tra malaria e Covid-19 per cui i farmaci danno dei risultati?
"Non c’è ancora una letteratura solida a livello internazionale. Ma una cosa che ho trovato interessante è il fatto che le province di Ravenna e Ferrara siano quelle in regione con meno casi, e sono anche quelle in cui in passato c’erano le paludi e la malaria era endemica comune. Potrebbe non essere un caso, e che le antiche origini dei ravennati e dei ferraresi li rendano più resistenti al virus. È una suggestione che andrà studiata".

D iversi sanitari e anche specialisti sono stati ricollocati per combattere il virus. Come viene affrontato il passaggio?
"C’è un lavoro corale di collaborazione da parte di tutti. Ci sono pneumologi, anestesisti e internisti che supportano tutti gli altri medici, tra cui troviamo dermatologi, nefrologi, otorini e anche un chirurgo plastico che hanno lasciato le mansioni ordinarie per aiutare il reparto di Malattie infettive".

È prevista formazione?
"Sì, grazie e a un volontario che è un formatore molto bravo ed ex medico del Pronto soccorso in pensione. E poi c’è formazione sul campo, ci si aiuta a vicenda. I nostri operatori sono fortissimi, stanno facendo un bel lavoro. Soprattutto Pronto soccorso e Medicina d’urgenza: fanno un lavoro inimmaginabile".

Veniamo ai dispositivi di protezione individuale. Sono state annunciate varie donazioni, sono arrivate?
"Premettendo che i dispositivi di protezione individuali non sono mai abbastanza, in questo momento non vi sono criticità rispetto alla disponibilità. Negli ultimi giorni sono arrivate donazioni da cittadini e società. C’è una vicinanza incredibile".

Alcuni pazienti sono ricoverati a Ravenna, altri a Lugo. Come è organizzato il lavoro?
"L’Umberto I si è attivato come Covid hospital, quindi rappresenta il punto di raccolta dei pazienti positivi. Ci sono 6 posti in Terapia intensiva e altri 4 in Terapia intensiva cardiologica, e risponde quindi sia per l’alta intensità di cura, insieme alla Terapia intensiva di Ravenna, sia per pazienti meno gravi. Raccoglie tutti i pazienti con Coronavirus, compresi quelli che Ravenna non riesce a gestire coi suoi posti letto, ma anche i positivi di Faenza, che doveva essere l’ospedale ‘pulito’".

E in cui ci sono, però, state delle positività…
"Ci siamo resi conto che è estremamente difficile che un ospedale rimanga completamente pulito e isolato dal Covid. L’importante è, nel caso di Faenza, isolare immediatamente il caso e circoscrivere gli operatori che hanno avuto contatti per sottoporli a tampone".

Torniamo a Ravenna. Sono in via di attivazione nuovi posti letto?
"A giorni verrà attivata l’ex Medicina d’urgenza come ulteriore polmone d’espansione del Pronto soccorso, in cui stazioneranno i pazienti che attendono il risultato del tampone e hanno bisogno d’ossigeno. Lì c’è la possibilità di collocare 14/15 pazienti. Da lunedì sarà attivo anche il post acuti per Covidi, per pazienti che, superata la fase acuta, non sono ancora negativi ma necessitano di un impegno minore".

Infine le assunzioni. C’è nuovo personale nei reparti?
"Assolutamente sì. Sono arrivati specializzandi a cui stiamo facendo contratti, giovani medici e anche infermieri. Abbiamo anche un medico di medicina generale che in passato aveva fatto esperienza in Pronto soccorso e che si è reso disponibile per tornare a lavorare lì".