Nel riquadro Emanuele Bagnaresi, 45enne faentino
Nel riquadro Emanuele Bagnaresi, 45enne faentino

Ravenna, 31 marzo 2020 - Servivano 500 persone, se ne sono presentate 9448. La ‘chiamata alle armi’ della Protezione civile per reclutare infermieri che da tutta Italia vadano a combattere il Coronavirus nelle zone più colpite, in collaborazione con la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche, è andata decisamente meglio del previsto. Al momento le domande sono al vaglio per selezionare i profili. E tra coloro che attendono una risposta c’è anche Emanuele Bagnaresi, faentino di 45 anni, che è pronto a tornare infermiere dopo aver cambiato lavoro.

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Bagnaresi, per quanto tempo ha lavorare come infermiere?
"Mi sono laureato a Ferrara nel 2001 e ho iniziato subito a lavorare come infermiere. Ho cambiato lavoro nel 2008".

E dove lavorava quando era infermiere?
"Nel 118, in Rianimazione e al Pronto soccorso. Ho girato un po’ tutto il territorio della provincia".

Come mai decise di cambiare lavoro?
"Perché ero molto impegnato nell’attività, sia col lavoro che nel Soccorso alpino e speleologico. In più facevo il docente in alcuni corsi di Rianimazione pediatrica. Ad un certo punto mi è nata una figlia, e gli impegni lavorativi erano poco compatibili con le esigenze famigliari".

Ora dove lavora?
"Ho preso un’altra laurea, in Economia, l’abilitazione da promotore finanziario e ho concluso l’anno scorso un master in Business administration. Lavoro in banca e ho tre figli".

Che cambiamento!
"Le situazioni della vita ti fanno tirare fuori risorse che uno non pensa di avere".

E ora? In questi giorni di emergenza è tornato infermiere?
"Al momento sto aspettando i risultati del bando, vediamo. Attualmente non ho ancora avuto un riscontro, ma il bando si è chiuso solo due giorni fa".

Come mai ha preso questa decisione?
"L’ho maturata negli ultimi 10 giorni. C’è un’estrema necessità di personale con competenze sanitarie, e ho sentito il dovere di rendermi disponibile. Ne ho parlato anche col mio datore di lavoro, e preventivamente mi è stato dato l’assenso. Mi sembrava giusto dare questa disponibilità perché credo che in una situazione di questo tipo ognuno debba fare la sua parte per dare una mano. Nel frattempo ora ho iniziato a lavorare anche con la Pubblica assistenza, come volontario, fuori dal lavoro".

In famiglia cosa ne pensano?
"Ne abbiamo parlato molto perché richiede un sacrificio per tutti. I bambini la vivono da bimbi, sanno che il babbo potrebbe andare via per qualche piccolo periodo. E credo che quello che non capiscono appieno ora lo capiranno in futuro. Se uno che può fare qualcosa non la fa è un pezzo di comunità che viene a mancare. Mia moglie, invece, mi ha sempre appoggiato".

Per quanto tempo potrebbe andare ad aiutare i colleghi?
"Ho dato disponibilità per tre mesi e potrei essere mandato ovunque sul territorio nazionale. E sono pronto a trasferirmi e a fare un piccolo sacrificio per un periodo".

E poi? Torna all’economia?
"Sì, è ciò che intendo fare una volta terminata questa fase".