Maria Pia Ronchi è nata a Cervia nel 1934, ma ha sempre abitato a Ravenna
Maria Pia Ronchi è nata a Cervia nel 1934, ma ha sempre abitato a Ravenna

Ravenna, 23 marzo 2020 - È stata ricoverata nel reparto di Medicina al Santa Maria delle Croci a inizio febbraio per un versamento polmonare dovuto a un tumore in fase terminale. L’8 marzo il tampone: positiva al Coronavirus. Per Maria Pia Ronchi, 85 anni, cervese di nascita ma da sempre residente a Ravenna, è stato l’inizio della fine. "La mattina dell’8 marzo sono andato a trovarla in ospedale – racconta affranto il figlio Massimo Berti –. Poi per me mia sorella Barbara è scattata la quarantena, mentre per mia mamma si sono aperte le porte di Malattie Infettive". 

Il tampone dopo una crisi respiratoria di una compagna di stanza. "Così anche lei ha scoperto di essere positiva. L’hanno portata in Malattie Infettive in isolamento e, per evitare ulteriori contagi, è scattata la quarantena per me e mia sorella". Con le misure restrittive, Massimo e Barbara non hanno più potuto vedere la madre. "Fino a venerdì, quando è arrivata la telefonata dall’ospedale che annunciava il suo decesso. Sapevamo della sua situazione critica, ma non meritava di morire così". 

Cioè? "Sola –, racconta Massimo fra le lacrime –: è rimasta sola fino alla fine". L’isolamento sanitario imposto per precauzione. Ma ovviamente i sentimenti non si possono mettere in quarantena, soprattutto quelli di un figlio verso la madre. "Non siamo riusciti a darle l’ultimo bacio, l’ultima carezza. Non abbiamo nemmeno potuto dirle addio".

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E poco importa della situazione sanitaria pregressa. "Sapevamo della situazione difficile: oltre tutto quello che aveva, il Coronavirus non ci voleva. Io volevo solamente stare con lei. Eravamo ben a conoscenza che era già una situazione critica, ma non meritava di morire da sola". Niente abbracci, niente ultimo bacio "Mi sarebbe piaciuto stare con lei, restarle accanto negli ultimi momenti". Questo maledetto virus, nemico invisibile, gli ha tolto questa possibilità. Tanto a Massimo quanto ai familiari delle altre vittime. 

Nel frattempo le misure precauzionali continuano, nonostante la situazione. "Siamo a casa – continua Berti –. Non mi hanno fatto il tampone. Ma tutti i giorni un operatore ci telefona, ci chiede se abbiamo sintomi, se stiamo bene e se ci misuriamo la febbre. Ieri era l’ultimo giorno di quarantena per Barbara, io invece la finisco oggi". Giusto il tempo di partecipare al funerale della mamma, che sarà per pochi intimi.