Coronavirus, 45 casi in una palestra di Ravenna (FotoFiocchi d'archivio)
Coronavirus, 45 casi in una palestra di Ravenna (FotoFiocchi d'archivio)

Ravenna, 26 marzo 2020 - Un paio di giornate a inizio marzo, il solito ritrovo in palestra per la ginnastica dolce. E quando la vita aveva ancora una parvenza di normalità chi lo avrebbe mai detto che in quei pomeriggi che parevano così banali, parte di una routine consolidata, il Coronavirus avrebbe avuto modo di diffondersi tanto. E invece quei due pomeriggi in una palestra del territorio comunale di Ravenna sono finiti nel peggiore dei modi: con – attualmente – 45 contagiati, e ora purtroppo anche un morto. 

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Non tutte queste persone erano presenti al corso in questione: alcuni vi hanno partecipato, e tra un esercizio e l’altro il contatto è stato sufficiente per diffondere un virus che, del resto, è altamente contagioso. Altri, invece, sono semplicemente parenti, amici o colleghi di chi frequentava quella palestra: e a questo secondo gruppo apparteneva anche Andrea Gambi, 64 anni, che si è spento nella notte tra martedì e ieri al Santa Maria delle Croci. I contagi nella palestra nelle ultime settimane sono stati così tanti che le autorità sanitarie l’hanno ribattezzata ‘cluster’: un focolaio a cui ricondurre numerosi casi.

Nel cluster rientrano persone di mezza età come i frequentatori del corso di ginnastica dolce – in media tra i 50 e i 60 anni –, ma anche i loro figli, amici e genitori che sono stati contagiati. Tutti – o in parte – inconsapevoli del rischio: né i frequentatori di quei due corsi né tantomeno i gestori della struttura ovviamente mai avrebbero potuto immaginare che si sarebbe creata una situazione del genere, che del resto sarebbe potuta capitare in qualsiasi altra palestra o punto di ritrovo del territorio. Dopo la morte di Gambi tra gli altri 44 contagiati c’è inevitabilmente ancora più timore del virus.

Tra i positivi del cluster palestra fortunatamente la maggior parte è a casa in isolamento domiciliare, segno che i sintomi sono lievi o assenti. Una decina di persone è transitata in ospedale, tra chi si trova ancora lì e chi è stato dimesso. È probabile che si verificherà qualche altro contagio legato alla palestra, con persone che hanno avuto contatti con chi la frequentava o con qualcuno dei contagiati ‘secondari’. 

«È impossibile sapere quale sia l’origine di tutto – commentava il responsabile della palestra una decina di giorni fa, di fronte ai primi contagi legati alla struttura –, potrebbe essere stato chiunque: un amico, un parente, venuto a contatto con una delle persone risultate positive. E comunque non ha nessuna importanza». Ma, proseguiva, «il fatto è che ora questa persona è molto provata, si sente responsabile per qualcosa che non ha fatto». Perché ciò che fa più paura è che il nemico invisibile può insinuarsi ovunque, anche tra le pieghe di una giornata che sembra esattamente identica a tutte le altre.

sa.ser.