Coronavirus, 18 casi in una palestra di Ravenna (Foto Zeppilli d'archivio)
Coronavirus, 18 casi in una palestra di Ravenna (Foto Zeppilli d'archivio)

Ravenna, 18 marzo 2020 - «Il nostro augurio è che le persone coinvolte, soprattutto quelle ricoverate, si rimettano al più presto. Ma preciso che non tutti i corsi sono coinvolti e non si può puntare il dito contro nessuno come presunto responsabile del contagio". Accetta di parlare, garantendone l’anonimato suo e della struttura, il responsabile della palestra di Ravenna che ha registrato un numero elevato di persone contagiate - ben 18 fino all’aggiornamento di lunedì pomeriggio, ieri nessun nuovo caso - da coronavirus. Di queste alcune si trovano ricoverate in ospedale, altre sono a casa in osservazione. Il contagio è deflagrato tra chi frequentava il corso di ginnastica dolce, ma ha finito per interessare anche i rispettivi familiari.

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Intanto come stanno queste persone?
"Alcuni sono ricoverati, altri in osservazione a casa. Ma queste informazioni sono coperte da privacy e le informazioni al riguardo le gestisce direttamente l’Ausl. Tutte le persone interessate da quel corso sono state contattate dall’azienda sanitaria. Anche noi, ovviamente, siamo in contatto con i nostri associati. Un’altra cosa voglio specificare. E cioè che è sbagliato coinvolgere tutto il centro ed è un’informazione errata, quella veicolata soprattutto dai social, dire che tutta la palestra è coinvolta".

Qual è il corso rimasto coinvolto?
"Il solo è quello di ginnastica per la terza età, che si è svolto appena un paio di giorni a inizio marzo. La palestra, al parti di tutte le altre, è stata chiusa da domenica 8, ma già prima le presenze si erano diradate notevolmente. Qui teniamo molti altri corsi e nessuno tra gli altri iscritti ha avuto problemi. Basti dire che l’Ausl, di questi altri iscritti, non ci ha neppure chiesto i nominativi. Quindi nessuno è stato contattato e possono stare tranquilli. Coinvolgere tutti è solo un modo per fare allarmismo ingiustificato".

Siamo qui per precisare i fatti. Si è parlato di un’insegnante come origine, ovviamente involontaria, del contagio.
"Ed è falso. Chi lo ha detto ne risponderà. L’insegnante non è stata a Milano a inizio marzo, come qualcuno ha scritto. Ma è semplicemente di Milano, questa la sua unica ’colpa’. Non è stata lei diffondere il contagio. E soprattutto è impossibile sapere quale sia l’origine di tutto; potrebbe essere stato chiunque, un amico, un parente, venuto a contatto con una delle persone risultate positive. E comunque non ha nessuna importanza. Non capisco cosa cambi rendere noto in un contesto del genere l’origine del contagio. Il fatto è che ora questa persona è molto provata, si sente responsabile per qualcosa che non ha fatto".

Vuole dare un messaggio agli iscritti della palestra?
"Intanto spero che le persone coinvolte, soprattutto quelle ricoverate, guariscano al più presto. E dico che in queste vicende, dove ci sono persone che sono monitorate dal servizio sanitario, è molto importante mantenere la massima riservatezza. Delle persone e della nostra struttura".