Cristiano Cavina firma alcune copie del suo libro tradotto in arabo ad Abu Dhabi
Cristiano Cavina firma alcune copie del suo libro tradotto in arabo ad Abu Dhabi

Faenza (Ravenna), 27 maggio 2016 - E’ comune che i libri di uno scrittore italiano di successo vengano tradotti in francese, inglese, tedesco o russo. Inconsueta è invece la traduzione in arabo, come è capitato per I frutti dimenticati dello scrittore casolano Cristiano Cavina, rientrato da poco da Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, dove ha presentato il suo lavoro nel corso del Festival del Libro.

Un’iniziativa letteraria poco comune, considerato oltrettutto che, come gli altri suoi libri, I frutti dimenticati, è ambientato a Casola Valsenio e tratta di vicende famigliari e paesane. «Tre anni fa – spiega Cavina – ho partecipato con altri scrittori italiani al Festival del Libro di Abu Dhabi e in quell’occasione ho parlato di Casola, di mia nonna e di mio nonno, delle loro litigate e di come in casa comandasse lei. Argomenti che hanno divertito moltissimo il pubblico, comprese le donne col viso velato e gli occhi ridenti. Un editore di quella città mi chiese se avevo scritto un libro su tali argomenti e così ho proposto I frutti dimenticati». Che è stato pubblicato in un formato per noi molto strano perchè si legge a rovescio.

«Miei libri – prosegue Cavina – sono stati tradotti in francese e prossimamente anche in tedesco ma quello in arabo è veramente una sorpresa. Per me, ma anche per i lettori arabi perchè oltre all’ambiente casolano tratta di un ragazza madre, tema quasi sconosciuto per quei lettori. Eppure quando ho presentato il libro presso una Fondazione di Abu Dhabi con un pubblico solo femminile ho trovato tantissima attenzione. Anche in un successivo incontro con un pubblico misto ho visto molto interesse verso la mia esperienza di bambino diventato adulto senza padre. Anche in questa occasione ci sono stati momenti divertimento soprattutto quando ricordavo mia nonna e mio nonno, sui quali poi mi hanno rivolto molte domande». Quindi ha trovato un pubblico molto aperto verso il nostro mondo, la nostra cultura, i nostri modi di vita.

«Certamente, anche se non proprio del tutto, come ho potuto verificare di persona. In un incontro con un altro scrittore ero tra il pubblico con a fianco la mia ragazza che mia aveva accompagnato. Al termine due agenti della sicurezza ci hanno fermato e portati al comando di polizia. Dove ci hanno spiegato che un signore presente all’incontro aveva segnalato un nostro atteggiamento sconveniente. Sorpreso ho spiegato che c’era stata solo una brevissima effusione di affetto come se ne vedono da noi nei luoghi pubblici tra innamorati. Mi sono scusato ed ho anche firmato una lettera di rincrescimento indirizzata a colui che era rimasto turbato dal nostro comportamento. Tutto è finito bene, anzi più che bene perchè ad un certo punto è arrivato il comandante sul cui salvaschermo del cellulare ho visto lo stemma della Juventus ed io tifoso del Cesena ho instradato il dialogo sul calcio portando felicemente e termine la mia visita, si fa per dire, al comando di polizia».

Forse ci saranno sviluppi nei rapporti letterari con Abu Dhabi. «Spero e credo di sì», conclude Cavina. «L’editore arabo dei Frutti dimenticati è un appassionato di calcio e mi ha chiesto se ho scritto qualche libro su tale argomento. Penso di inviargli Un’ultima stagione da esordienti, poi si vedrà».