Operai al lavoro anche ieri, giorno festivo. Del resto  è una situazione d’emergenza
Operai al lavoro anche ieri, giorno festivo. Del resto è una situazione d’emergenza

Ravenna, 2 novembre 2018 - Si lavora anche per i Santi alla chiusa di San Bartolo, a una settimana dalla morte del tecnico della Protezione civile per il crollo del ponte sulla diga. D’altronde la frana che ha buttato giù buona parte dell’argine non conosce festività, e va fermata subito. Per tutta la giornata sono state montate palancole alte 13 metri all’interno dell’alveo: sono una soluzione temporanea per fermare l’acqua che ha scavato dentro all’argine fin sotto la strada. Ma la paura è che non basterà, e che servirà molto tempo per riaprire la Ravegnana: si parla di Natale, o comunque difficilmente prima di allora.

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Nel frattempo Ghibullo è diventato un vicolo cieco e la popolazione di Longana deve passare da San Marco, la cui già fragile viabilità in questi giorni è messa a dura prova. Solo lunedì scorso sulla via Argine Sinistro Montone: uno al mattino e l’altro la sera, più grave, con tre auto sfasciate in un frontale. «Qui la mattina dalle 7.30 alle 9 è una catena, passano mezzi di continuo e tutti vanno forte. Qualcuno sorpassa anche – dice Bruno Angelini, che vive a San Marco –. Io sono anziano, ho paura ad andare fino a Ravenna su questa strada, ma anche i miei nipoti dicono che hanno paura. L’altra mattina mio figlio mi ha portato in città e ha perso lo specchietto incrociando un’altra auto. Le placchette fosforescenti sul guard rail sono praticamente state falciate tutte. Servirebbe un autovelox».

Il crollo del ponte

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Il sogno in paese, richiesto da anni e anni, è una strada che colleghi via Chiesa a via Viazza di Sotto: «Basterebbero tre chilometri d’asfalto, ma qui siamo dimenticati da tutti» scuote la testa Angelini. Passare da San Marco del resto non piace a nessuno. La popolazione di Longana ne farebbe volentieri a meno, ma non ci sono alternative: «Sono stato più volte tentato di andarmene da qui, specialmente nel periodo in cui la Ravegnana era chiusa per la costruzione della rotonda – dice Roberto Campanale –. La situazione è disastrosa, mi tocca alzarmi mezz’ora prima per andare al lavoro e temo che servirà ancora molto tempo per sistemare le cose». «Ora passiamo tutti da San Marco, ma quella strada è bruttissima – aggiunge Alessandro Dulcamari –. La carreggiata è stretta, si fa fatica a incrociarsi ma c’è comunque gente che va veloce». È esasperata anche Cecilia Travaglia: «Sulla via Argine sinistro Montone i camion non potrebbero girare, ma qualche mezzo pesante si vede comunque. La Ravegnana però non è tanto meglio, perché non c’è banchina. Per anni ho temuto per i miei figli che aspettavano l’autobus sul ciglio della strada, e una vicina proprio sulla Ravegnana ha perso due figlie. Dei funerali qui ne abbiamo fatti troppi. A tutte le feste di paese si raccolgono firme per la sicurezza della strada, ma poi non cambia niente».

Risalendo la Ravegnana di qualche chilometro verso Forlì, ecco Ghibullo, passata da frazione di passaggio a vicolo cieco: «Noi qui non facciamo più una lira – dice Mario Gazzani al bar ristorante Angolo dei sapori –. Incasso in media 30 euro al giorno da quando la strada è chiusa, e così non vivo. Il disagio l’altra volta non l’ho provato: due anni fa non avevo il bar, era chiuso. E sto pensando di chiudere, sono disperato». «Era così l’estate scorsa, ora è così di nuovo – è il commento di un residente, Paolo Rambelli –. Vado tutti i giorni a Ravenna, e passo da San Bartolo».

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