Daniela Poggiali col suo avvocato Lorenzo Valgimigli dopo l’assoluzione bis (FotoSchicchi)
Daniela Poggiali col suo avvocato Lorenzo Valgimigli dopo l’assoluzione bis (FotoSchicchi)

Ravenna, 18 settembre 2020 - Delle due, l’una. O i giudici della Suprema Corte diranno no al ricorso della procura generale bolognese facendo così diventare definitiva l’assoluzione. Oppure lo accoglieranno, spalancando dunque la strada a un appello-ter. Un bivio insomma: non appaiono esserci altre vie percorribili per la decisione che oggi i giudici della Cassazione sono chiamati a prendere in merito a Daniela Poggiali, la 47enne ex infermiera dell’Ausl Romagna accusata di avere ucciso una sua paziente, la 78enne Rosa Calderoni di Russi, con una iniezione di potassio a poche ore dal ricovero all’ospedale ‘Umberto I’ di Lugo la mattina dell’8 aprile 2014. Il processo non ha finora mancato di restituire sorprese già dal primo grado quando, nel marzo 2016, davanti ai giudici della corte d’assise di Ravenna, l’imputata era stata condannata all’ergastolo: per la prima volta nella storia giudiziaria italiana, il potassio era stato individuato quale arma di un delitto nell’ambito di un’indagine approdata a condanna.

Il primo ribaltamento di sentenza, era arrivato nel luglio 2017 quando la corte d’assise d’appello di Bologna aveva assolto la Poggiali disponendone la scarcerazione dopo 1.003 giorni di cella. Per i giudici, alla luce dei risultati di una perizia medico-legale negata in primo grado perché ritenuta non necessaria, lo scenario di una morte naturale, forse legata a uno scompenso di natura glicemica, era da considerarsi prevalente. Tutto finito? No perché un anno dopo la Cassazione aveva riscritto la vicenda annullando l’assoluzione e ordinando un appello-bis.

Nuovo, questa volta doppio, colpo di scena nel maggio 2019 a Bologna: perché la corte d’assise d’appello non solo aveva assolto nuovamente la Poggiali, ma aveva pure disposto la trasmissione degli atti alla procura di Ravenna per il vaglio di eventuali false testimonianze, calunnie e simulazioni di reato aprendo la strada cioè a uno scenario inedito: l’alterazione di campioni ai danni dell’imputata. Ma attenzione: perché ciò aveva spinto la procura di Ravenna a ulteriori accertamenti (come atto dovuto, c’è una persona indagata) i cui risultati potrebbero in un qualche modo giocare un qualche ruolo nell’udienza di oggi, chissà. Anche perché sul punto, la procura generale era stata netta mettendo all’indice, nel proprio ricorso in Cassazione, quello che considerava un "completo ribaltamento della responsabilità dell’imputata" nella sentenza dell’appello-bis, tanto da arrivare "ad attribuirle il ruolo di vittima di una gravissima macchinazione" senza però avere soddisfatto l’obbligo di una "motivazione rafforzata".

E se gli Ermellini dovessero in effetti constatare che nelle motivazioni dell’appello-bis vi siano carenze tali da imporre ulteriore processo, ecco che allora imputata e parti si rivedranno a Firenze o ad Ancona (a Bologna sono finite le sezioni). Ma se invece dovessero rilevare che la conferma dell’assoluzione sia la cosa più giusta, ecco che allora entro sera Daniela Poggiali avrà definito per sempre la sua posizione penale per la morte di Rosa Calderoni.