Lugo (Ravenna), 12 ottobre 2018 - Il tentativo di rubare 10 euro dal portafogli di un uomo che era andato in ospedale a trovare la moglie in fin di vita. Era la sera del 19 ottobre del 2013 e Daniela Poggiali in quel momento era solo una delle tante infermiere dell’‘Umberto I’ di Lugo. Lontana insomma da quei clamori della cronaca che l’avrebbero trasformata, suo malgrado, nell’infermiera più famosa d’Italia.

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Per la 46enne ieri sera da Roma, praticamente cinque anni dopo il fatto, è arrivato il verdetto della Cassazione: ricorso rigettato. Il che significa che la condanna a tre mesi di reclusione e 100 euro di multa inflitta in primo grado e confermata in appello, è ora passata in giudicato. La ex infermiera Ausl dovrà inoltre pagare le spese legali a quella che per anni è stata la sua azienda, parte civile con l’avvocato Giovanni Scudellari. Confermata infine la provvisionale da 2.000 euro per il lamentato danno d’immagine.

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A incastrarla, era stata una operatrice socio sanitaria (oss) che l’aveva vista inginocchiata ai piedi del letto della paziente con in mano un portafogli aperto: quello dell’anziano marito della donna. «Quando lei mi vide, provò a rimettere il portafogli nel borsello che era sul comodino», fu il racconto della oss. La Poggiali si è sempre difesa sostenendo che in realtà lei quel portafogli lo stava raccogliendo perché caduto. Tutto inutile.

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Certo tre mesi di per sé non sono una gran cosa: ma andranno inevitabilmente a sommarsi con la condanna a quattro anni e quattro mesi di carcere per la scia di furti in corsia tra il marzo 2013 e l’aprile 2014 diventata definitiva a inizio luglio scorso. Uguale a quattro anni e sette mesi. E ora? Il rischio per la 46enne è inevitabilmente quello di tornare in carcere per espiazione pena.

La 46enne in carcere ci era già stata: in quell’occasione in custodia cautelare e nell’ambito dell’indagine sulla morte di Rosa Calderoni, la paziente 78enne di Russi morta l’8 aprile del 2014 a poche ore dal ricovero all’ospedale di Lugo. La Poggiali, sulla base delle verifiche dei carabinieri coordinate dai pm Alessandro Mancini e Angela Scorza, era stata condannata in primo grado nel marzo 2016 all’ergastolo. Nel luglio 2017, dopo 1.003 giorni di cella, era stata assolta in appello e subito liberata. Nel luglio scorso la Cassazione ha però bocciato quella sentenza facendo ritornare indietro tutto a un appello bis. Insomma, quella carcerazione preventiva esiste, certo, ma non appare al momento eventualmente sottraibile alla pena definitiva sin qui rimediata dalla ex infermiera Ausl. La decisione sul da farsi spetterà alla procura generale. L’attesa è intanto per le indicazioni che sempre la Cassazione dovrà fornire per l’appello bis.