Daniela Poggiali, l'infermiera di Lugo a processo
Daniela Poggiali, l'infermiera di Lugo a processo

Ravenna, 14 gennaio 2021 - Con quelle due foto sorridente e con i pollici alzati accanto a una paziente appena morta, ha “travolto e calpestato” tutti i valori della professione. E la lesione all’immagine della categoria degli infermieri “non è consistita nella divulgazione” di quegli scatti da parte dei giornali, ma “proprio nella loro realizzazione”. Ecco il nucleo delle motivazioni, finora inedite, del provvedimento con il quale il Cceps di Roma, la commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, ha avvallato in appello la radiazione della 48enne Daniela Poggiali, all’epoca dei fatti in servizio all’ospedale di Lugo e finita in custodia cautelare in carcere la vigilia di Natale dopo la condanna a 30 anni in abbreviato per l’omicidio pluriaggravato di un paziente.

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La decisione, ora esecutiva, è stata notificata alla diretta interessata solo nei giorni scorsi: tanto che giusto il giorno prima di finire in carcere, la 48enne, in quel momento ancora formalmente infermiera, avrebbe dovuto sostenere un colloquio di lavoro, saltato all’ultimo, in una casa protetta alle porte di Ravenna. L’agenzia alla quale si era rivolta, le aveva fornito informazioni pure su strutture per anziani di Prato, Minerbio e Medicina. La decisione del Ccpes, relativa all’udienza del 2 ottobre 2019, era stata depositata in cancelleria il 15 luglio scorso: tuttavia per un problema di notifiche, non era prima d’ora giunta alla 48enne la quale dunque doveva essere ancora considerata infermiera.

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La donna, condannata anche a 1.500 euro di spese, avrà 60 giorni di tempo per rivolgersi alla Cassazione: e tuttavia, nel caso, il vaglio sarà solo di legittimità e non nel merito di quanto accaduto in quel 22 gennaio 2014 quando l’allora infermiera Poggiali si fece fare da una collega oss (operatrice socio-sanitaria) due scatti accanto a una paziente di 102 anni appena deceduta. Le due immagini, scoperte dai carabinieri dell’Investigativo e confluite nel fascicolo aperto dai pm Alessandro Mancini e Angela Scorza sulla Poggiali per varie morti sospette in corsia, avevano fatto il giro del mondo. Nella prima la 48enne sorrideva con i pollici alzati.

Nella seconda spalancava la bocca a imitazione dell’espressione della defunta. Questo il commento scritto dopo avere ricevuto le immagini: “Brr…mm…la vita e la morte…mmm”. L’Ausl Romagna l’aveva licenziata con provvedimento passato in giudicato dopo la conferma, non impugnata, a maggio 2015 del giudice del Lavoro. Quindi l’ordine delle professioni infermieristiche di Ravenna, tutelato dagli avvocati Mauro Brighi e Valentina Fussi, con delibera dell’ottobre 2017 l’aveva radiata. Il ricorso della ex infermiera – si legge nelle motivazioni del Ccpes – “è interamente basato sulla richiesta di riduzione della sanzione irrogata”.

La Poggiali chiedeva insomma una sorta di sconto lamentando “l’eccessività e la violazione del principio di proporzionalità”. Sì, perché fino a quel momento lei non aveva ricevuto mai nessuna contestazione formale né da parte dell’Ausl né dal suo ordine. E tuttavia per il collegio romano, tale approccio “è di per sé indice della colpevolezza” della donna la quale non è in grado di “potere confutare in alcun modo l’addebito”. Per il resto, la gravità dell’accaduto “non consente di dare spazio alla tesi dell’eccesiva severità della sanzione” che va “ritenuta perfettamente adeguata” e che restituisce un “giudizio di non idoneità” della 48enne “a svolgere la professione di infermiera”. Di più: la sua condotta “è lesiva di ogni principio di deontologia professionale” per quello che è stato bollato come “inaccettabile atteggiamento di irrisione di un defunto” quando invece un’infermiera dovrebbe “al contrario accompagnare un paziente con il massimo rispetto ed empatia dalla cura alla sua conclusione” specie se “con esiti terminali”.