Il processo in corte d’assise a Ravenna per l’omicidio di Ilenia Fabbri
Il processo in corte d’assise a Ravenna per l’omicidio di Ilenia Fabbri

Ravenna, 31 ottobre 2021 - Al termine della sua testimonianza, tutti si aspettavano una sola cosa: che chiedesse di potere parlare con il padre o anche solo di poterlo salutare. Del resto ora con la deposizione, era venuto meno il motivo - un possibile inquinamento probatorio - che aveva spinto i magistrati a negarle tutte le precedenti richieste formali in tal senso. E invece no: venerdì scorso Arianna se ne è andata via senza nemmeno provare ad avvicinarsi alla gabbia dietro alla quale era seduto il padre, il meccanico 54enne Claudio Nanni.
Un atteggiamento che non è sfuggito ai molti presenti in corte d’assise a Ravenna e che forse va letto nel verso di una diversa presa di coscienza della giovane sull’omicidio della madre, la 46enne Ilenia Fabbri sgozzata il 6 febbraio scorso nel suo appartamento di Faenza. Nel caso, a contribuire potrebbero essere state due ulteriori circostanze: una lettera che il padre inaspettatamente le ha inviato in tempi recenti nonostante la ragazza ad agosto, tramite una parente, gli avesse fatto sapere di non volerne altre. E possibili frizioni sul cane di famiglia, Teklo, formalmente intestato al 54enne.

Processo omicidio Ilenia Fabbri, Arianna al papà: "Non piagnucolare e vai più forte" - Omicidio a Faenza, Ilenia Fabbri gridava: "Ti prego, smettila"

Per il momento il legale della 21enne - l’avvocato Veronica Valeriani - non ha nella sua cartella nessuna istanza per un incontro tra padre e figlia in carcere. Istanza che invece Nanni, attraverso il suo avvocato Francesco Furnari, si è detto pronto a inoltrare quanto prima. Per capire se Arianna, che senza dubbio figura tra i testimoni più importanti di questo processo, abbia o meno maturato una differente visione sull’accaduto, è possibile rifarsi alle sei lettere inviate al padre in questi mesi e ora nel fascicolo della corte.
La prima è del 28 marzo (Nanni è finito in carcere il 3 di quel mese); la figlia gli scrive di pensare "sempre a te e alla mamma, ogni giorno". Le sue sono le parole di affetto di una giovane figlia al padre distante: " Babbo non vedo l’ ora di vederti, io lo so che volevi solo spaventare la mamma ed è una cazzata perché non si fa - gli fa presente alludendo all’interrogatorio di garanzia - ma ti credo e quando ci vediamo, vorrei che mi raccontassi tutta la verità ".
Il 16 maggio torna ancora il pensiero della madre: " Tu e la mamma mi mancate molto ", gli scrive in una lettera personale che conclude con un cuore disegnato. A ridosso di giugno, in una sola busta gli inoltra un paio di missive: ancora parole di affetto e ostinata comprensione: " Torna presto perché io lo so che non volevi fare del male alla mamma ed è tutta colpa di Barbieri " - Pierluigi Barbieri, il 53enne reo-confesso - " quel (...) che ho chiesto più volte di incontrare ma non me lo fanno vedere. Spero che un giorno mi dirai la verità e ne sono sicura ".

Nelle lettere successive, ecco altri riferimenti ai ricordi piacevoli, ai film, alle piccole azioni di tutti i giorni, al desiderio più che comprensibile di riguadagnare un minimo di normalità, ai gatti e all’amato Teklo. " Babbo - gli scrive - ho un sacco di domande da farti e spero che tu mi dia le risposte sincere, così porrei fine ad alcuni pensieri che mi faccio ogni giorno ".
La lettera dei primi di luglio è intima e fitta di cose personali. Nuova lettera il 19 di quel mese: tante cose personali ancora e, alla fine, sempre lo stesso desiderio: " Vorrei tanto vederti ". Il 4 agosto nella missiva parla della lettera nella quale un anonimo aveva messo in guardia Nanni da eventuali vendette di Barbieri: " Hai fatto bene a dirlo all’avvocato tuo e alle guardie, per favore tieni gli occhi aperti ". E poi la novità processuale: " Ti devo dire che sono obbligata a costituirmi parte civ ile: non perché sono contro di te ma perché sono contro Barbieri, mi posso ritirare quando voglio " e " voglio che tu lo sappia: non sono contro di te! Devo fare così per la legge " però " non voglio che ci resti male ". L’ultima lettera è del 19 agosto: " Anche il mio avvocato spinge per vederci ma i giudici per ora non vogliono...Tanto il 6 ottobre ci vediamo ". Sei ottobre appunto: l’inizio del processo.