L'involtino primavera è uno dei piatti cinesi più noti (foto archivio Ansa)
L'involtino primavera è uno dei piatti cinesi più noti (foto archivio Ansa)

Ravenna, 26 novembre 2020 - Quell’involtino primavera aveva qualcosa di decisamente strano al suo interno. Non proprio un ingrediente insolito ma un corpo estraneo: per la precisione, una porzione di falange con tanto di unghia (ovvero un pezzo di dito). Il sospetto, dalla forma del reperto in questione, è proprio che si tratti di un resto di natura umana. Tuttavia per risolvere il giallo dell’involtino, occorrerà aspettare i risultati delle analisi del Dna già disposte dalla procura. Quelli potranno rivelare a chi o a cosa sia appartenuto.

Non è escluso insomma che si possa trattare di un resto della carcassa di un animale antropomorfo (vedi scimmia) o di qualcosa che tanto assomiglia a un dito pur senza esserlo. Nell’attesa delle analisi, gli inquirenti stanno ripercorrendo tutta la catena che ha fiondato il (presunto) pezzo di dito dalla penisola iberica fino alla frazione di San Lorenzo di Lugo. Perché è in quest’ultima località che giovedì scorso uno sfortunato consumatore si è letteralmente ritrovato con il dito in mano. E subito ha allertato i carabinieri della locale caserma. Sul posto per i primi rilievi, sono intervenuti anche i colleghi del nucleo operativo lughese.

Il ritrovamento di un dito del resto spesso preannuncia scenari di cronaca tutt’altro che rassicuranti. In questo caso è però emerso da subito che gli involtini in questione, non erano di produzione casereccia ma che erano stati acquistati in un supermercato di Imola. Ecco che allora la compagnia di Lugo ha attivato i colleghi del Nas di Bologna: bisognava cioè capire se la confezione fosse stata alterata e se qualcuno, magari in quello stesso supermercato, avesse eventualmente manipolato altre confezioni. Da un’ispezione ad hoc, non è emerso tuttavia nulla di anomalo nelle confezioni di involtini ancora presenti tra gli scaffali. Inoltre nessun altro consumatore si è fatto avanti per lamentare ulteriori macabri ritrovamenti nel suo pasto. Ecco che allora ha preso corpo l’ipotesi che la soluzione del caso vada ricercata in Spagna, cioè là dove il prodotto era stato confezionato prima di essere inviato ai vari clienti, tra cui appunto l’ignaro supermercato imolese.

Gli investigatori italiani dovranno cioè rivolgersi ai colleghi spagnoli per capire se nella linea di produzione, ci sia stata una falla macroscopica o se dietro invece ci sia magari una questione legata a una lotta di mercato con un sabotaggio di una ditta concorrente o una ritorsione di un dipendente deluso. Solo ipotesi, certo: e comunque dovranno essere gli inquirenti spagnoli a vagliarle. Per ora la procura di Ravenna ha aperto un fascicolo in merito a possibili illeciti penali che hanno a che fare con la conservazione o produzione del cibo: il procedimento è naturalmente destinato, per competenza territoriale, a passare presto sotto Bologna. Il giallo dell’involtino primavera, almeno per ora resta tale.