Doveva rispondere di omicidio stradale aggravato dalla fuga e dalla guida sotto l’effetto di alcol e stupefacenti. Ieri mattina davanti al gip Corrado Schiaretti, l’imputata – la 29enne Valentina Arrivabene – con l’avvocato Carlo Benini ha patteggiato quattro anni e otto mesi di carcere con revoca della patente. All’udienza era presente anche l’avvocato Daniele Valentini per conto dei familiari della vittima, il 25enne Stefano Baldisserra. La 29enne si trova ancora ai domiciliari nell’abitazione là dove i carabinieri l’avevano bloccata a poche ore dai fatti con l’accusa di avere falciato e ucciso con la sua auto, su via Malva sud a Cervia...

Doveva rispondere di omicidio stradale aggravato dalla fuga e dalla guida sotto l’effetto di alcol e stupefacenti. Ieri mattina davanti al gip Corrado Schiaretti, l’imputata – la 29enne Valentina Arrivabene – con l’avvocato Carlo Benini ha patteggiato quattro anni e otto mesi di carcere con revoca della patente. All’udienza era presente anche l’avvocato Daniele Valentini per conto dei familiari della vittima, il 25enne Stefano Baldisserra. La 29enne si trova ancora ai domiciliari nell’abitazione là dove i carabinieri l’avevano bloccata a poche ore dai fatti con l’accusa di avere falciato e ucciso con la sua auto, su via Malva sud a Cervia poco prima dell’alba di domenica 11 agosto, il 25enne, il quale in quel momento stava rincasando in bicicletta.

E le avevano contestato anche l’essersi subito allontanata dal luogo dello schianto senza nemmeno tentare di soccorrere il giovane in bicicletta travolto nell’incidente.

Le analisi avevano poi implementato il quadro accusatorio: del resto a più di cinque ore dal sinistro avvenuto al ritorno da una discoteca, la ragazza aveva restituito un tasso alcolemico di 1,11 (cioè oltre il doppio rispetto al limite di 0,50 consentito per mettersi al volante). Ed era risultata infine positiva ai cannabinoidi.

A suo tempo il gip Andrea Galanti, dopo avere convalidato l’arresto, aveva deciso che la 29enne dovesse rimanere in carcere alla luce di una possibile reiterazione di fatti certo non identici ma di natura analoga. Dopo un paio di settimane dentro, al netto del riesame la giovane aveva ottenuto i domiciliari nell’abitazione dei genitori. Tra le ragioni portate dalla difesa davanti al tribunale bolognese della Libertà, figurava la mancanza di un eventuale pericolo di reiterazione del reato dato che la 29enne si era da subito ritrovata con l’auto sequestrata e la patente ritirata.

Le consulenze tecniche disposte durante l’indagine dal pm titolare Antonio Vincenzo Bartolozzi, avevano in buona sostanza confermato quanto i militari della locale Compagnia avevano delineato sin dalle prime battute. Ovvero che il 25enne, Stefano Baldisserra, era morto praticamente sul colpo a causa del forte impatto dell’automobile con la sua bicicletta. E che alla guida della Fiat 500 rossa che lo aveva falciato da tergo, c’era proprio la 29enne Valentina Arrivabene. Gli inquirenti, pur sottolineando il comportamento positivo dei genitori della ragazza (il padre al risveglio aveva chiamato i carabinieri dopo essersi accorto delle singolari ammaccature sull’auto della figlia), non hanno mai fatto mistero di non credere a quanto riferito dall’accusata: ovvero che lei non avesse effettivamente capito di avere travolto il 25enne e di averne poi trascinato la bicicletta per ben 370 metri.

Sul punto, la difesa aveva peraltro depositato documentazione medica circa la possibilità che un forte stress potesse avere determinato quel blackout cerebrale portato dalla ragazza a giustificazione del suo allontanamento dall’incidente con conseguente zona d’ombra nel ricordo.

In ogni modo, alla luce di quelli che apparivano come elementi netti, gli inquirenti avevano chiuso l’inchiesta con un giudizio immediato, a cui aveva fatto seguito la richiesta di patteggiamento della ragazza.

Andrea Colombari